La Bellezza salverà Napoli”: interviste a napoletani, per nascita o per scelta, che producono Bellezza

Bravissimo attore teatrale e del grande schermo, Massimo Andrei è anche regista, sceneggiatore, e autore per radio e TV. Con Peppe Barra, ha pubblicato “Le vecchie vergini” (Tullio Pironti Editore – 2003), una favola oscena ambientata in una Napoli immaginaria. Sia Mater Natura, suo primo film, del 2005, che Benur – Un gladiatore in affitto, del 2013, gli hanno fatto portare a casa svariati premi.

Per me, frequentatrice quotidiana della Linea 1 della Metro di Napoli, e per tantissimi come me, il viso, istintivamente simpatico, di Massimo Andrei è oramai familiare: sugli schermi delle TV a circuito chiuso vengono trasmessi gli “Snack – Uno spuntino di riflessione”, ovvero una campagna di comunicazione per la promozione dei valori, promossa da Cogito Ergo SUD. Dolcevita nero, un primissimo piano per poco più di un minuto, e con un fare accattivante e a volte un po’ ammiccante, Massimo ci regala vere e proprie perle di filosofia, invitando all’analisi, spesso all’auto-analisi, senza mai perdere la leggerezza e l’ironia. Un eccellente modo per impegnare i tempi di attesa dei treni…

In quanto attore, non puoi non aver accettato da sempre di essere uno che “ci mette la faccia”; ma con gli Snack forse ancor di più. Cosa ti ha spinto a diventare il portavoce, e il volto, di questa campagna?

Ho accettato subito la proposta di fare una riflessione sui valori morali insieme ai miei concittadini, perché quella è una mancanza che ha gravi conseguenze: l’assenza continua e l’estinzione dei valori. I differenti valori, sui quali  di volta in volta poggio la base di un video di 1 minuto che si chiama Snack e che va sugli schermi dei mezzi pubblici urbani ed extraurbani, sono dei riferimenti per il vivere bene senza fare male agli altri. E visto che dobbiamo vivere, cerchiamo di vivere bene! Altrimenti non siamo contraddittori, simme scième!

Mi dai l’idea di un uomo generoso; sicuramente sei fecondo: dare a piene mani al lavoro, e impegnarti in mille progetti e con tante persone, quanto ti riempie e quanto ti svuota anche?

Trasformo il lavoro continuamente in un piacere, la fatica tende ad essere pagata con la gratificazione, e quindi dopo (sempre se ci sono riuscito), mi restituisce tanto. Mi impegna, mi riempie e mi sfianca e mi svuota continuamente, ma ho capito che se sono leale e vero, senza fingere e senza bleffare, mi stanco meno. Regista teatrale e cinematografico, autore, attore: sono tutte mansioni che servono per esprimere sentimenti; uso i miei in pubblico perché so che gli altri possono immedesimarsi, so che possono essere anche i sentimenti di altri che abitano questa città, questi territori, questa rete. Tanto, di base, siamo tutti più o meno simili… diciamo!

Col tempo ti sei fatto sempre più rapire dalla bellezza dello strumento favolistico: sei uno strepitoso, travolgente e vivacissimo story teller, grazie alla fantasia e al ritmo delle fiabe che inventi e che narri. Quali ancora ci presenterai prossimamente, e dove?

A novembre proponiamo “FAVOLARE”, fantasia sul valore della regola. Lo avevamo già fatto al Teatro di San Carlo nel 2013, adesso lo proponiamo per gli studenti grazie alla produzione dell’Unione Musicisti. Con il sostegno dei concetti del giudice Gherardo Colombo, cerco di spiegare a che servono le regole in questa società, con una piccola orchestra e dei ballerini. Narro fiabe, una sregolata e una con le regole. La seconda funziona di più, è chiaro!

Anche i miti sono delle favole: quasi un anno fa ho avuto l’enorme piacere di vederti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli a raccontare gli Amori Divini.  Sempre lì, in un’altra occasione, sei stato una guida d’eccezione di un percorso museale. Insomma, la Mitologia, la Storia, in particolare quella di Napoli, ma anche gli aneddoti e gli inciuci che coinvolgono personaggi storici, ti piacciono assai, o sbaglio?

Gossip d’epoca ambientati per esempio durante il Congresso di Vienna o fatti di corna a Palazzo Reale a Napoli: mi diverte molto raccontare come la vita, la vita comune, è sempe ‘a stessa in qualsiasi periodo storico. Pure mò. Chiaramente per divertirci dobbiamo sapere (o per lo meno io) cos’è il Congresso di Vienna all’inizio dell’800 e chi era il re a Napoli in quel momento.

Hai una speciale capacità, che apprezzo moltissimo, e naturalmente non sono la sola: riesci a trattare importanti temi sociali senza mai dimenticare che il modo più efficace per farlo è provocando un sorriso…

Quella di rappresentare temi sociali facendo ridere o semplicemente sorridere è un’arte antica che ha avuto maestri celebri, vedi per esempio Charlie Chaplin. Il mio spirito di “infermiere represso” mi fa andare anche più a fondo e toccare temi come la malattia o la morte. Lo farò con l’attrice Lunetta Savino in un mio testo “Tina fai presto”, prossimamente in scena. È delicatissimo come linguaggio ma cercherò di farlo sempre: è importante vedere, sentire e osservare durante una storia che un personaggio, dopo le lacrime, può ritrovarsi in una situazione buffa. Certo, ci sono anche temi e momenti tragici che vanno rappresentati con verità, crudamente, senza retorica, e sicuramente senza sfruttamento (vedi la tv del dolore). Non puoi certo chiedere di sorridere ad una mamma che ha perso il figlio. Ma se le fai una carezza, se le canti una canzone, se le mostri un fiore, magari vive qualche secondo di leggerezza ed è un primo passo per poi mostrarle, in seguito, che la vita deve continuare per forza e quindi, a tempo debito, mostriamo qualcosa che la faccia anche sorridere.

L’allegria nel quotidiano senza dubbio aiuta; ma ogni tanto ti piace fare un’incursione nella malinconia, quella che Victor Hugo definiva come “la felicità di essere triste”? 

Si, ma questa è una cosa mia, intima, che lentamente comprendo. Non posso condividerla perché non la capisco io, figurati come posso spiegarla a un altro… Anch’io naturalmente ho dei lati della casa che sono sfondati, delle pareti vacillanti, dei vuoti incolmabili, anzi degli abissi, ma non credo che ci sia realmente qualcuno tutto d’un pezzo. Addò sta?!

Un sogno, un piano, un seme che presto germoglierà? Sarebbe bello se ci confidassi qualcosa in anteprima!

Sto lavorando ad un nuovo libro di cunti (fiabe a modo mio) e poi tanto teatro che annunciamo di volta in volta sulla pagina fb (non il profilo) Massimo Andrei.

Napoli, la tua città natale, una parte importante di te e del tuo linguaggio: qual è, a tuo parere, la cosa che più manca a Napoli per vivere meglio, o bene?

Meno furbizia. Non serve fare i furbi verso il prossimo per salvare il proprio culo e poi morire scamazzati tutti quanti assieme.

 

Luciana Pennino