“La Bellezza salverà Napoli“: interviste a napoletani, per nascita o per scelta, che producono Bellezza

La Bellezza, quella che vogliamo salvi Napoli, passa anche attraverso lo splendido film di esordio di un regista trentaduenne: Un giorno all’improvviso, di Ciro D’Emilio. Presentato in Concorso nella sezione Orizzonti alla 75a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha portato a casa, orgogliosamente, il Premio di Critica Sociale “Sorriso Diverso Venezia”.

Dal quel momento ad oggi ha vinto altri premi, ha prodotto recensioni appassionate, è stato raccontato in molte trasmissioni radiofoniche e televisive. Sarà nelle sale giovedì 29 Novembre; a Napoli, Anna Foglietta, Giampiero De Concilio, Giuseppe Cirillo e Lorenzo Sarcinelli, insieme al regista Ciro D’Emilio, saluteranno il pubblico alle ore 20.00 al cinema America, al Vomero, e alle ore 20.45 al cinema Metropolitan di Via Chiaia.

Ma io ho visto Ciro per la prima volta un mese fa, sul palco del Cinema Astra, nel cuore della Napoli universitaria di Mezzocannone, in occasione della proiezione del film per la serata conclusiva di “Venezia a Napoli. Il cinema esteso”, diretto da Antonella Di Nocera: sembrava che avesse fatto questo da sempre, per la presenza scenica, la scioltezza della chiacchiera, la simpatia che trasmetteva, la sicurezza, che forse mascherava meravigliosamente una infinita emozione. Anche perché, dopo Venezia, si trovava per la prima volta a casa.

Ciro D'Emilio sul set Foto di Perla Navarra

Ciro D’Emilio sul set
Foto di Perla Navarra

Ciro, ci presenti Ciro D’Emilio, per favore?

Un giovane ed eternamente appassionato della settima arte. Sin da piccolo ho sempre avuto la smania della ripresa, costringendo i miei più fidati amici alla messa in scena del remake dei “Goonies”, per poi approdare a Roma tredici anni fa e iniziare la mia lunga gavetta che mi ha portato oggi a realizzare il mio primo lungometraggio. Sono stato assistente alla regia di Stefano Sollima, Claudio Cupellini, Francesca Comencini, ecc. Ho realizzato quattro cortometraggi che hanno ottenuto molti premi in giro per il mondo. L’ultimo dal titolo “Piove” ha vinto il Vesuvio Award al Napoli Film Festival 2017 (un premio del quale sono molto orgoglioso). Sono sposato con Manuela, la donna che ringrazio Dio di aver incontrato lungo questo percorso fatto di piccoli successi ma anche di tanti sacrifici e botte in petto.

La storia di Antonio non può non prendere le viscere: un ragazzo non ancora diciottenne che non sa cosa sia l’adolescenza, perché da subito impara a proteggere e a prendersi cura della madre, in un rapporto di amore assoluto e ribaltato. Dentro di lui prove di vita da dover affrontare troppo presto: la fragilità di una donna che non è capace di fargli da madre, e che però non si può non amare; una responsabilità da uomo di casa; il lavoro al posto dello studio; di fondo, il sogno di sfondare nel calcio; il non potersi permettere una fidanzata come tutti i teenager perché lui, adolescente, si accorge di non esserlo mai stato.

Una materia delicata e profonda che hai maneggiato con cura sapiente. Da cosa viene fuori l’esigenza di rappresentarla?

Penso che il rapporto viscerale tra una madre e un figlio sia qualcosa di molto complesso. Volevo raccontare una storia estremamente romantica ma per nulla retorica. Un figlio che ama una donna, sua madre, incondizionatamente e più ogni altra cosa al mondo e più di se stesso. Avevo poi la voglia di raccontare una storia di provincia ma allo stesso tempo mostrarla con uno sguardo lontano da ogni forma di ghettizzazione, dove spesso il tema della criminalità sembra l’unico che possa essere mostrato. Volevo però raccontare gli ultimi, e il disagio degli ultimi. E mi sono innamorato subito di questo adolescente troppo adulto per accorgersi dei suoi 17 anni.

Intorno al protagonista gli umori, il linguaggio e la caratterizzazione dei ragazzi di una provincia napoletana, che diventa un luogo ben lontano dalla trita iconografia partenopea.

Quale e quanta importanza ha avuto per te scegliere Napoli, facendola diventare però un posto universale?

Attraverso un personale punto di vista e un assoluto interesse maniacale sui miei personaggi, ho voluto raccontare territori a me cari e dei paesaggi dai colori sgraziati. Non ho mai voluto girare in luoghi troppo raccontati dal cinema o dalla tv, anche perché sono una persona molto curiosa e amo scoprire nuovi scenari. Infine non ho mai voluto accostarmi a nessun atteggiamento moralistico rispetto al racconto del film, e questo sicuramente mi ha aiutato a rendere sempre più universale questa storia.

Anna Foglietta - Giampiero De Concilio - Foto di Perla Navarra

Anna Foglietta – Giampiero De Concilio – Foto di Perla Navarra

Anna Foglietta, Premio FICE – Attrice dell’Anno, nei panni della madre è magistrale. Giampiero De Concilio è un Antonio a cui non ci si può non appassionare: a lui il NUOVO IMAIE Talent Award come Miglior Attore Emergente a Venezia 75. E poi tutti gli altri, attori incredibilmente efficaci e convincenti.

Ci parli dell’atmosfera durante la lavorazione?

Abbiamo avuto pochissimo tempo. Il film aveva un budget molto piccolo e l’unico modo per realizzarlo dignitosamente era immettere fiducia ed entusiasmo nel team di lavorazione. Ho coinvolto per la maggior parte professionisti under 35, vogliosi di dimostrare le proprie competenze e il proprio talento. Il tutto con un’unica certezza: avevamo una bella storia da raccontare. Questo è stato l’unico elemento che mi ha permesso di contagiare tutti. Una grande esperienza di vita, una piccola grande famiglia che ha dato l’anima anche e soprattutto nei tanti momenti di difficoltà che abbiamo dovuto affrontare. Non potrò mai smettere di ringraziarli.

Ciro D'Emilio tra Anna Foglietta e Giampiero De Concilio

Ciro D’Emilio tra Anna Foglietta e Giampiero De Concilio

E ora facci sognare! Condividi con noi l’adrenalina in circolo in te a Venezia…

Che dire, Venezia 75 è stato uno dei momenti più gratificanti della mia esistenza. Un’esperienza vissuta con le persone più importanti della mia vita e che mi ha catapultato in quell’arena dove ogni ragazzo o ragazza che sogna di fare questo mestiere vorrebbe trovarsi. Tutto ciò dopo pochissime settimane dalla fine delle riprese. Davvero qualcosa di incredibile che ha superato ogni mia aspettativa. La Sala Darsena il 5 settembre era stracolma, il giorno dopo in replica altre migliaia di persone a vedere il film. Una sola parola: indimenticabile.

Con questo successo ti sei tolto anche qualche sassolino che non ti faceva camminare bene?!

Guarda sarei un bugiardo a dire il contrario. Non penso che sia un problema legato solo al mondo del cinema, anzi sono convinto che sia un atteggiamento condiviso nel mondo del lavoro in questo Paese: abbiamo smesso di essere “perspicaci”, di avere la lungimiranza di credere in un talento e attivare un processo creativo insieme, anche se non si hanno chiari tutti gli elementi. Quando viene a mancare questo valore, quello della perspicacia, è normale che si incontrino molte difficoltà quando sei al primo film e nessuno sa chi sei e cosa hai nella testa. Ovviamente, dopo che il processo si è attivato, per tutti è più facile identificarsi e farsi identificare.

Antonio si prende cura anche del loro orto, degli alberi di limoni protagonisti di quest’orto. Come mai questo rimando alla terra, alquanto insolito?

Ho sempre amato la terra e le coltivazioni. Da piccolo, mio nonno Ciro, aveva una campagna dove io mi andavo a nascondere o lo aiutavo con la vendemmia. L’uomo e la terra dovrebbero essere due anime indivisibili, ma questo universo si sta sempre di più scollando. Inoltre nella storia ho scelto di raccontare un campo coltivato oramai quasi sommerso dalle infrastrutture urbane e contaminate da uno smog soffocante. Un argomento purtroppo sempre più attuale che ha a che fare soprattutto con il grande problema dell’inquinamento della nostra terra.

Napoli, dunque, ha un ruolo importante nella tua vita artistica. Ebbene qual è, secondo te, la cosa che più manca a Napoli per vivere meglio o bene?

Forse manca la resilienza. Non riuscire mai a riorganizzare il proprio percorso di vita a seguito di eventi traumatici. Noi siamo un popolo che nei secoli scorsi, invece, ha fatto di questo valore un bene assoluto. Dovremmo riappropriarci di questo valore al più presto.

 

Luciana Pennino

 

 Venezia75 – Orizzonti – in concorso

Premio di Critica Sociale – Sorriso Diverso – Venezia 2018

Premio Nuovo Imaie a Giampiero De Concilio

Premio FICE – Attrice dell’Anno ad Anna Foglietta

Prix CICAE – Annecy Cinema Italien 

Quinzaine du Cinéma Italien de Chambéry

Cinemed – Festival Cinema Mediterranéen Montpellier – Panorama Longs Métrages

Vincitore del Concorso Rivelazioni dell’XI edizione del Festival Piccolo Grande Cinema – Milano

In concorso a Dicembre al Festival Corto Dorico nella Sezione Salto in Lungo