“La Bellezza salverà Napoli”: interviste a napoletani, per nascita o per scelta, che producono Bellezza

La Bellezza è anche quella dell’innovazione, della tecnologia, della formazione e della trasformazione; è quella che dà ai giovani opportunità di lavoro qualificato.

Aggiungo quest’altro tassello, nel quadro della Bellezza salvifica per Napoli, grazie ad Antonio Pescapè, Direttore Scientifico dell’Academy DIGITA (Digital Transformation & Industry Innovation – http://www.digita.unina.it/it/), ovvero dell’Academy dell’Università di Napoli Federico II, in partnership con Deloitte Digital: la prima Academy, unica in Europa, gratuita, su Industria 4.0 e Trasformazione Digitale.

Con DIGITA siamo a San Giovanni a Teduccio, nelle immediate vicinanze di Napoli, presso il complesso Universitario San Giovanni della Federico II, inaugurato ad aprile 2015. E qui, ho la sensazione che succeda qualcosa di speciale…

«A DIGITA mettiamo insieme, per la prima volta in Italia, ragazzi che provengono da esperienze di laurea completamente differenti; quindi non solo dall’area dell’ingegneria, e in particolar modo dell’ingegneria dell’informazione, settori a cui la parola “digitale” farebbe pensare. Abbiamo invece introdotto un approccio olistico e multidisciplinare alla Digital Transformation che io ho definito “mediterraneo”, perché sono convinto che affrontare al meglio i temi della trasformazione digitale significhi farlo dal punto di vista organizzativo, economico, giuridico, sociale e ovviamente dal punto di vista tecnologico. Quindi l’Academy seleziona i migliori studenti laureati in qualsiasi disciplina ma tutti persuasi che il digitale sia importante per la loro carriera professionale.

Dall’altra parte abbiamo le aziende: più di 90 società, convinte della necessità di dotarsi di professionisti della Trasformazione Digitale, hanno accettato questa sfida e hanno risposto in maniera estremamente positiva a una manifestazione di interesse che ho aperto a livello nazionale, e con loro i ragazzi svolgono progetti su tutto il territorio.»

Per i 50 laureati selezionati, il percorso formativo dell’anno accademico dura nove mesi, di cui i primi sei in aula e gli altri tre presso le sedi, appunto, delle tante aziende partner.

Il 19 luglio scorso si è svolta la cerimonia conclusiva del secondo anno accademico, in un’atmosfera di emozione e di effervescenza, con il lancio del bando di ammissione per il prossimo anno ma, soprattutto, con la firma dell’accordo con Deloitte Digital per un secondo triennio dell’Academy!

L’anno scorso, l’80% dei ragazzi ha avuto una proposta di lavoro appena dopo la chiusura dei corsi e quest’anno, su 48 diplomati, l’86% incomincerà subito a lavorare presso Deloitte o nelle aziende partner. Sono ragazzi entusiasti di aver compiuto questo percorso, per le straordinarie esperienze umane e formative vissute e per le prospettive tangibili grazie alle quali possono vedere al futuro con ottimismo.

«In due anni siamo riusciti a creare valore concreto. Chi come me esercita la professione di docente, al sud vive un paradosso drammatico: più formo i ragazzi e li faccio diventare bravi, più metto nelle loro mani una valigia… Quello su cui ho voluto lavorare è stato procurare opportunità vere e valide qui a Napoli, altrimenti avremmo reiterato il meccanismo della formazione e della partenza. Sia ben inteso che, in senso assoluto, non penso che sia negativo andar via, ma lo diventa quando non è una scelta.

Deloitte, il nostro partner, ha deciso di aprire una sede tecnologica a Napoli, dove oggi lavorano più di 50 persone, molte delle quali sono uscite dalla nostra Academy. Quindi da un lato, abbiamo qualificato i ragazzi e dall’altro, abbiamo qualificato anche un’offerta lavorativa qui, dando la possibilità di rimanere a lavorare a Napoli anziché andare presso le sedi Deloitte di Roma o di Milano, per esempio.»

Il tono di Pescapè trasmette adrenalina: prima ancora o più ancora che dalle parole, è dal suo modo di parlare che emerge la caparbia fiducia che ha, a giusta ragione, nell’efficacia di DIGITA.

«Cosa o chi, professore, è stato determinante per rendere concreto un progetto del genere?»

«La governance dell’Ateneo, innanzitutto, perché ha creduto, con un necessario pizzico di follia, in un progetto fortemente innovativo. Ma prima ancora c’è Deloitte, che è un’azienda di servizi di consulenza e revisione, una delle cosiddette Big Four, le quattro più grandi aziende di revisione a livello mondiale.

Alla fine del 2016, la Deloitte censisce presso i suoi clienti la necessità di avere una nuova figura professionale, l’esperto di Digital Transformation. La parte Digital di questa azienda cerca in Italia un partner per creare un’attività di formazione su questi temi così innovativi. Ecco che dopo una serie di analisi e di valutazioni di alternative, la sua scelta cade su di noi, forse grazie proprio all’approccio olistico che noi abbiamo proposto, mettendo anche a disposizione il campus di San Giovanni a Teduccio e creando così un ecosistema dell’innovazione nel quale era già presente la Apple Academy con Apple e nel quale stavamo costruendo ulteriori iniziative. Quindi Deloitte, in maniera visionaria, ha colto il potenziale di crescita del progetto tanto che, due anni fa, ha deciso di inaugurare il primo anno accademico.»

«Il polo tecnologico e campus universitario di San Giovanni a Teduccio (ricordiamolo, è stato indicato come una best practice anche per l’utilizzo dei fondi comunitari), Apple, DIGITA: oltre a portare una vitale rigenerazione del territorio, cosa hanno fatto

«Tantissimo! I ragazzi che si laureano, o si diplomano, con una preparazione nell’ambito delle tecnologie informatiche, oggi trovano con molta facilità lavoro a Napoli, in Campania o in Italia, e questo è frutto dell’importante investimento fatto negli ultimi 5 anni su questi temi. Napoli attualmente non è seconda a nessuna città italiana sui temi del digitale: multinazionali del settore dell’Information Technology come Apple, Deloitte, NTT, TIM, Cisco, Almaviva, Telecom stanno venendo qui a investire, costituendo un solido tessuto economico e industriale per il digitale e la trasformazione digitale.

Ma oltre a chi rimane c’è addirittura chi torna: alcuni nostri laureati che qualche anno fa si sono dovuti trasferire in altre città d’Italia inseguendo delle offerte di lavoro consone alla loro preparazione, oggi sono di nuovo nella città natale, grazie a offerte di lavoro significative qui. Ed è così che hanno la possibilità, importantissima, di conciliare anche le loro esigenze di metter su famiglia, fare figli; oltre a ciò, in molti casi hanno l’opportunità di recuperare e supportare la terza età dei propri genitori…»

«Lei parla molto di innovazione… ma non è che a Napoli c’è troppa tradizione, tanto che l’innovazione viene rallentata?»

«Se pensiamo che tradizione e innovazione siano in antitesi, impostiamo la questione senza chance di uscita. Non possiamo continuare a immaginare una città come Napoli, che deve e può competere con altre città italiane ed europee, solo con stereotipi che non hanno più ragione di esistere. Non è questo che ci può far vivere un presente che porti i nostri ragazzi al futuro. Dobbiamo necessariamente guardare alle innovazioni, oggi, perché diventeranno tradizione domani. La pizza, simbolo napoletano per eccellenza, oggi è tradizione perché un tempo ha costituito innovazione, cambiando moltissimo il modo di mangiare. Una tradizione diventa tale solo quando è stata un’innovazione di valore. Il problema è che, a livello mentale e culturale, c’è l’incapacità di staccarsi dai cliché: per innovare, l’unica cosa che non si può fare, è continuare a fare le cose nella stessa identica maniera.»

«Secondo la sua esperienza, qual è il valore aggiunto che un giovane deve possedere per essere un professionista in gamba e con più possibilità di essere selezionato da aziende di livello?»

«Non deve avere nessuna paura di mettersi in gioco e di lavorare duramente. Oggi un giovane, se vuole veramente affermarsi, deve prima allenare le cosiddette “hard skill”: specializzarsi, che è fondamentale, in ciò che gli piace e in quello essere il più bravo, dopo di che deve educare le “soft skill”, ovvero deve avere una mente aperta per poter reagire a tutte le sollecitazioni esterne, arricchendosi.»

Pescapè vive in maniera appassionata: svolge tantissimi incarichi professionali, gli basta dormire tre o quattro ore a notte e ha due figli, Luigi e Carolina, di 9 e 11 anni.

«La foto che pubblicherà è di una fotografa speciale, la più brava che io conosca… è di mia figlia Carolina!»

«Cosa augura ai suoi figli e ai suoi studenti?»

«Di essere felici! E senza una vita professionale appagante è molto complicato essere felici, oggi. Dico: “Fate quello che realmente volete fare e siate chi realmente volete essere, perché solo così potrete provare a essere felici!”. Una volta felici, però, si ha una responsabilità enorme: la responsabilità dell’opportunità ricevuta che qualcun altro non ha avuto. Ed è lì che si deve anche provare a fare qualcosa per gli altri.»

«Lei ama questa città ed è in prima linea, e attivo, per renderle merito. Qual è, secondo lei, la cosa che più manca a Napoli per vivere meglio o bene?»

«Napoli deve recuperare il legame, importante, tra forma e sostanza. Troppo spesso, negli ultimi anni, c’è una sciatteria che prende prepotentemente forma. E non ce lo possiamo permettere. Così come non ci possiamo permettere di non avere una buona rete di trasporti: una città delle dimensioni di Napoli e con le sue aspettative non può proprio avere i trasporti che abbiamo. Le loro condizioni sono disastrosamente limitanti per qualsiasi tipo di attività si voglia svolgere, sociale e lavorativa.

In più, penso manchi una sana integrazione, nel complesso urbano, della “periferia”, che per come è fatta Napoli non è da intendersi solo come parte esterna alla città, anzi. Dobbiamo ricucire – economicamente e socialmente – i vari pezzi della città: per troppo tempo abbiamo curato solo alcune aree facendone morire altre… non è stato il buono e il bello che ha avuto il sopravvento, ma il contrario. E con DIGITA a San Giovanni è proprio quello che, insieme a tanti attori del territorio, sto provando a fare

Luciana Pennino

Note bio: Antonio Pescapè, oltre a essere Direttore Scientifico dell’Academy DIGITA, è Professore Ordinario di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni (Ingegneria Informatica) presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione (DIETI) dell’Università di Napoli Federico II. Ha un’intensissima attività di ricerca, centinaia di pubblicazioni scientifiche, riconoscimenti internazionali tra cui un Google Faculty Award; è revisore e valutatore per la Commissione Europea e per diversi paesi stranieri; membro del Consiglio Direttivo del CSI (Centro per i Servizi Informatici di Ateneo) e del Comitato Spin Off dell’Ateneo Federiciano; delegato del Rettore per la rete GARR (https://www.garr.it/it); vicedirettore del Centro Interdipartimentale ERMES (Centro Europeo di Ricerca sui Media per la Società dell’Informazione). Le sue ricerche sull’analisi di Internet sono famose in tutto il mondo tanto da attirare nel suo laboratorio studenti da diversi paesi stranieri.

Immagine in evidenza di Carolina Pescapè