Jorit, l’artista celebre per i messaggi sociali in difesa della Human Tribe veicolati tramite ritratti impressi su murales, ha incontrato Francesco Petricciuolo e Vincenzo Accurso, due volti-simbolo della lotta degli operai della Whirlpool di Napoli.

Sono proprio i due dipendenti a darne notizia:

Oggi abbiamo incontrato Jorit un artista che rappresenta ed incarna l’eccellenza del sud e del nostro territorio, la sua arte trasuda e trae ispirazione dai valori umani che spesso ritrae nei volti di uomini, che diventano eroi concreti, esempi da perseguire, valori assoluti di umanità. Gli abbiamo portato la nostra maglia, simbolo della nostra lotta che porta in sé gli stessi valori ed ideali della sua arte. Siamo molto contenti che abbia accettato di sostenerci, dandoci la disponibilità, appena sarà possibile, nel realizzare un murales dedicato alla nostra vertenza“.

Poche ore prima, i sindacati erano tornati a chiedere di riconvocare il tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico, perché si avvicina la data di chiusura dello stabilimento napoletano di Whirlpool. Secondo la decisione aziendale, ribadita all’ultimo incontro, tenutosi il 31 luglio , le attività cesseranno il 31 ottobre. Il Ministero sta lavorando assieme ad Invitalia alla verifica di tutti gli scenari alternativi per garantire la piena occupazione.

La decisione di chiudere la fabbrica di Napoli appare ancora più ingiusta se si considera che la domanda di mercato si sta riprendendo e che abbiamo segnali di aumento generalizzato delle produzioni negli altri stabilimenti italiani, comprese le produzioni di lavatrici“.

E’ in queste righe, firmate da Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm, la spiegazione della richiesta pressante che il sindacato rivolge a una sola voce. Al governo, si chiedono norme e provvedimenti efficaci contro le delocalizzazioni, che da una parte penalizzino chi chiude per produrre in paesi a basso costo e dall’altra incentivino chi investe e crea occupazione.

Secondo la multinazionale, da tempo il mercato è fragile e, nello scorso anno, ha cominciato a dare segnali di ripresa, ma è stato ulteriormente indebolito, negli ultimi mesi, dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19, che ha fatto perdere profitti su tutte le produzioni. Per quanto riguarda gli stabilimenti italiani, le previsioni del Piano Italia, firmato nell’ottobre 2018 e valevole per un triennio, sarebbero disattese da lungo tempo. Inoltre, l’inizio del recupero registrato dal mese di giugno, pienamente raggiungibile non prima del 2021, non lascerebbero spazi di manovra tali da pensare a qualcosa d’altro rispetto alla cessione del ramo d’azienda.