Sono “radicalmente inutili” i licenziamenti annunciati dalla multinazionale americana Jabil. “I 190 licenziamenti hanno ripercussioni anche sui 350 lavoratori che dovrebbero rimanere con la società. Viene il dubbio che questo possa essere un effetto calcolato per scaricare su altri la volontà della multinazionale statunitense di scrollarsi dalle responsabilità sociali senza nessun rispetto per il momento che il Paese sta attraversando“, spiega Antonello Accurso, segretario generale Uilm Campania, sostenuto da Giovanni Rao, responsabile di settore. In una nota, la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha sottolineato come siano stati “intimati oltre il limite che la legge prevede dopo la chiusura della procedura di licenziamento collettivo“. Con questa dichiarazione il governo prende posizione sull’evoluzione della vertenza iniziata nel giugno 2019 e segnata dalla decisione unilaterale di lasciare a casa quasi duecento dipendenti, in barba alle disposizioni normative adottate dal potere esecutivo col decreto “Cura Italia” e prorogate con il dl “Rilancio“. “L’azienda si oppone, ma noi chiediamo di concederci insieme del tempo prezioso per mettere in campo percorsi di reimpiego seri e/ o di rilancio sul sito di Marcianise“, commenta l’assessore regionale al Lavoro Sonia Palmieri. E’ questa la conclusione cui si è giunti nella videoconferenza a cui ha partecipato Clemente Cillo, rappresentante italiano di Jabil, a cui il ministro ha chiesto di un ulteriore periodo di cassa integrazione con causale Covid-19, finanziata dallo Stato, e l’uso di strumenti varati per l’emergenza in atto, come il “Fondo nuove competenze” così da ricollocare i lavoratori in esubero. Di “scelta intollerabile e illegale” parlano i rappresentanti di Fim, Fiom, Uilm e Failms. A partire dalle 16.00, oggi pomeriggio ci sarà un’altra videoconferenza e, per volontà della ministra Catalfo, saranno presenti anche i componenti del consiglio di amministrazione di Jabil.