Questo è il primo articolo di una serie che vogliono spiegare e far conoscere, in maniera semplice e sintetica, le religioni che dividono ed uniscono il nostro piccolo Pianeta. Il primo sarà dedicato appunto all’Islam.

Con circa 1,75 miliardi di seguaci (24% della popolazione mondiale), l’Islam è la seconda religione più grande del mondo. L’Islam è anche la religione in più rapida crescita in Europa e nel mondo. È una religione monoteista abramica. Tutti i suoi insegnamenti e credenze sono scritti nel Corano, la sacra scrittura dell’Islam. I credenti sono chiamati musulmani che significa “sottomesso a Dio” e credono che il Corano sia stato dettato a Maometto dall’angelo Gabriele e che sia la parola di Allah.

Credenze e pratiche in breve

  • La parola Islam significa “sottomissione alla volontà di Dio”
  • I musulmani credono che l’Islam sia stato rivelato oltre 1400 anni fa alla Mecca, in Arabia.
  • Il credo principale è che esiste un solo Dio.
  • La parola araba per Dio è Allah.
  • Secondo i musulmani, Dio ha inviato un certo numero di profeti al genere umano. I profeti prima di Maometto, sono AdamoNoè (Nuh), Abramo (Ibrahim), Mosè (Musa) e Gesù (Isa). Tutti questi profeti sono portatori di messaggi sull’unicità di Dio alle loro comunità e sono stati mandati in momenti diversi della storia dell’umanità, ma Satana (indicato come “Shaytan” in arabo) ha fatto deviare il messaggio, creando divisione tra le comunità.
  • L’Islam è sempre esistito, ma a scopi pratici i musulmani datano la loro religione dal tempo della migrazione di Maometto.
  •  Le loro leggi si basano sul loro libro sacro il Corano e la Sunnah.
  • I musulmani credono che la Sunnah sia l’esempio pratico del profeta Maometto e che ci siano cinque pilastri fondamentali dell’Islam. Questi pilastri sono: la dichiarazione di fede, pregare cinque volte al giorno, dare soldi in beneficenza, il digiuno e un pellegrinaggio alla Mecca (almeno una volta).
  • I credenti sono chiamati alla preghiera cinque volte al giorno. Questa chiamata alla preghiera si chiama Adhan. Il muezzin, un uomo scelto per fare la chiamata alla preghiera, usa un altoparlante che porta la sua voce alle persone vicine. La chiamata alla preghiera è spesso fatta ad alta voce, in pubblico, nei paesi musulmani.

La maggior parte dei musulmani appartiene a uno dei due gruppi. Il più comune è l’islam sunnita (il 75–90% di tutti i musulmani sono musulmani sunniti). Il secondo è l’Islam sciita (il 10-20% di tutti i musulmani sono sciiti). Ma ci sono molti altri gruppi come gli Alevis in Turchia.

 Velo si, velo no

Le donne musulmane devono indossare l’hijab?

La questione è ben illustrata nell’articolo del Redattore Sociale che ha intervistato alcune donne sull’argomento. “Secondo Fatima Zahra, una giovane di origine marocchina che lo indossa, la questione non riguarda però soltanto l’aspetto esteriore ma anche il comportamento, che deve essere dignitoso e corretto. Va da sé che questi atteggiamenti siano richiesti anche all’uomo. “Non c’è nulla che limiti la libertà di una donna velata nell’esprimere le proprie idee”, chiarisce la ragazza.  

Il velo è prima di tutto un “atto di fede“, precisa giustamente Aicha, studentessa dell’Università di Bologna. Una scelta che però viene frequentemente interpretata come un segno di “sottomissione o mancanza di diritti”. Chiaramente “ci sono donne obbligate a portarlo dallo Stato o dalla famiglia, ma ognuna lo indossa per motivi diversi”. A raccontarlo è una donna italiana che fa parte del Cib, la Comunità islamica di Bologna, per la quale l’hijab è stata una scelta consapevole” maturata in età adulta” si legge nell’articolo del Redattore Sociale.

Islam religione di pace o di guerra

L’Islam, e il Cristianesimo, sono religioni gemelle: entrambe hanno la capacità per la violenza, e la capacità per la pace. In sostanza non sono né pacifiche né violente. Tutte e due le religioni contengono le condizioni teologiche sia per la pace che per la violenza nella loro dottrina. In entrambe le tradizioni, Dio si identifica con bontà, misericordia e compassione. Ma Dio è anche un essere che a volte richiede obbedienza ai suoi comandi, anche quando questi sospendono gli obblighi etici nei confronti del bene e comportano atti che sono “malvagi”.

Il “padre” di entrambe le tradizioni è Abramo, che era disposto a sacrificare suo figlio in obbedienza ai comandi di Dio, che “misericordiosamente” gli ha fermato la mano. È questo paradosso teologico di un Dio che è buono, ma la cui sovrana volontà a volte richiede la sospensione della bontà umana, che consente che sia la pace, che la violenza in queste tradizioni siano giustificate teologicamente.

La nostra predilezione moderna, occidentale e liberale è credere che le vere religioni sostengano solo il bene. Ma la scomoda conclusione da trarre dalla teologia del cristianesimo e dell’Islam, e dal modo in cui hanno agito nel corso della storia, è che sia la pace che la violenza possono essere espressioni vere e autentiche di queste religioni, in quanto l’interpretazione dei testi sacri riesce a trovare giustificazione anche di azioni violente fatte in nome di Dio. E nel mondo moderno, la violenza è un problema tanto all’interno delle religioni quanto tra di loro.

Non faremmo un favore, ne giustizia a nessuna delle due religioni se non riuscissimo a riconoscere che entrambe possono ispirare e giustificare non solo il meglio ma anche il peggio del comportamento umano.