Il decreto del governo #iorestoacasa ha uno scopo ben preciso, quello di invitare i cittadini a restare in casa il più possibile. Ma come come viene gestita la situazione dei clochard, che una casa non ce l’hanno? Nell’Italia zona rossa è reale. Milano ad esempio, ha il triste primato per il maggior numero di contagi ci si domanda dove e come gli homeless trascorrano le giornate, in un momento di grave emergenza sanitaria. Stessa situazione anche a Napoli, dove si contano circa 1000 senzatetto.

Il capoluogo campano in questi giorni ha messo in atto una sanificazione capillare di strade e dormitori pubblici, fornendo oltretutto mascherine al personale delle strutture che, pur restando aperte con orari ridotti, provano a resistere. Tuttavia permangono serie difficoltà- I centri che distribuiscono indumenti e fanno servizio mensa, per esempio, sono chiusi a causa dell’impossibilità di mantenere le distanze di sicurezza. Altri, adibiti all’accoglienza e al pernottamento dei senzatetto sono chiusi di mattina e denunciano una forte carenza di addetti. Basti pensare al Centro di Prima Accoglienza, la più grande delle otto strutture censite, per di più diretta emanazione del Comune di Napoli che conta 120 posti letto e una media di 60 persone al giorno in entrata, in forte aumento da quando tutta l’Italia è zona protetta. L’orario di servizio va dalle 14.30 alle 8 del mattino. Il problema è il personale esiguo, 14 addetti appena. Per di più anche il servizio di volontariato, aiuto fondamentale per lenire alcune contraddizioni sociali, pur non sembrando formalmente coinvolto dal decreto #iorestoacasa viene investito dall’invito perentorio a non uscire dalla propria abitazione.

La Caritas e la Protezione Civile stanno rivolgendo alle istituzioni diverse richieste di aiuto. Una potrebbe essere quella di mettere a disposizione dei senzatetto strutture per tamponare un’emergenza ancora più impellente a causa del Coronavirus, ma all’orizzonte non sembrano esserci almeno al momento, soluzioni positive. Accanto a queste iniziative se ne pone un’altra, lanciata nei giorni scorsi dall’associazione romana Binario95: #iovorreirestareacasa. Riprende il decreto governativo, mutando la declinazione temporale del verbo al condizionale.