È una premessa ovvia, ma una che vale la pena ripetere e che libri e film sono formati diversi, linguaggi diversi; mentre le novelizzazioni sono relativamente semplici, gli adattamenti cinematografici sono notoriamente difficili. I film hanno in genere una durata di circa due ore, quindi adattando anche un breve romanzo di 200 pagine al film significa inevitabilmente che alcuni aspetti vengono omessi. Per questo quasi sempre rifuggo da dichiarazioni quali: “è meglio il film” o “è meglio il libro”.

Così come spesso accade ci sono alcuni elementi a favore del libro ed altri a favore del film, anche in questo caso a favore del libro “Io sono legenda” di Richard Matheson. C’è da dire che questo concettualmente, è decisamente superiore al film. Robert Neville,  il protagonista, è un tipo ordinario che viene a patti con il fatto che potrebbe essere l’ultimo (non infetto) umano sul pianeta. Tra periodi di depressione e alcolismo, visita la biblioteca e tenta di imparare da autodidatta le malattie del sangue, infezioni e mutazioni genetiche, aggrappandosi ai fili più deboli di speranza che potrebbe trovare una cura.

Per tre lunghi anni è solo con i vampiri, letali e assetati di sangue che di notte circondano la sua casa. Come parte della sua routine quotidiana, viaggia da una casa all’altra, perquisendo camere da letto e armadi, camini e cassapanche, distruggendo i vampiri mentre dormono. Alla fine, vede l’impensabile – un’altro essere vivente, una donna, che cammina alla luce del giorno. Mentre lui è ancora diffidente nei suoi confronti, la accoglie in casa e spiega i suoi progressi verso la ricerca di una cura. Ma presto si rivela essere “una di loro” inviata a spiarlo, ed è qui che viene presentato il tema più interessante, un gioco di prospettive, lo definirei: chi è il vero mostro? Ha viaggiato di casa in casa, macellando questi “vampiri” ( persone con una brutta ma apparentemente gestibile malattia) nel sonno.

Così, guardando le cose dalla prospettiva dei vampiri o dei malati, se li vogliamo definire in questo modo, ora gli infetti lo vedono con lo stesso odio e la stessa paura che lui provava per i vampiri; il protagonista si rende conto che lui, un residuo della vecchia umanità, è diventato ora una leggenda della nuova razza nata dall’infezione: proprio come i vampiri è un mostro temuto che caccia gli infetti durante le ore diurne, quando dormono. Robert riconosce che il loro desiderio di ucciderlo non è qualcosa che può condannare. “[Sono] una nuova superstizione (…): sono una leggenda.” pensa mentre smette di combattere, prendendo la decisione che questo nuovo, diverso tipo di esseri umani dovrebbe essere libero di ricostruire il mondo a modo suo.

Lo scrittore americano Richard Matheson scrisse il romanzo di fantascienza nell’America del dopoguerra e della guerra fredda del 1954 ed incidentalmente, ha influenzato lo sviluppo del genere zombie-vampiro e quello del “disaster movie”, con il concetto di un’apocalisse mondiale dovuta ad una epidemia. Il romanzo ha avuto vari adattamenti cinematografici: L’ultimo uomo sulla terra (1964), Occhi bianchi sul pianete terra (1971), e Io sono legenda (2007).

La versione del 2007Io sono legenda” con Will Smith è una storia che per certi versi è stata eccessivamente semplificata; i vampiri assomigliano a mostri e si comportano come tali, non lasciando il minimo dubbio che possano essere qualcos’altro. L’ambiguità morale degli sforzi di Neville di liberare il mondo dai vampiri, che è Il riferimento alla “leggenda” del romanzo, qui invece si riduce al luogo comune di eroe-leggenda, già gradito ed accettato dal pubblico di massa, finendo con l’idea banale che i sopravvissuti ruisciranno a trovare una cura.

Dove il film ne esce vincente è la performance di Will Smith, che ha una risonanza emotiva del tutto assente nel libro. Inoltre, il legame di Neville con il cane e la sua successiva perdita aggiungono un senso di speranza, seguito da un colpo devastante che lo spettatore sente profondamente e tragicamente (a meno che il pubblico non sia composto da androidi), condividendo con il protagonista, il senso di disperazione. Nel libro, la solitudine di Neville e il suo netto, arido distacco dai suoi stessi ricordi rendono difficile per il lettore relazionarsi, o provare molta empatia.

In definitiva è difficile dire se sia meglio, il libro o il film. Direi che sono abbastanza diversi nel tono e nelle intenzioni: il libro ha un messaggio decisamente più politico e filosofico, ma il film ha una forte carica umana ed emotiva. Il fatto è che, come spesso accade, il film ed il libro dovrebbero essere visti e letti come due storie completamente indipendenti ci prospettive diverse che i due autori: lo scrittore ed il regista, hanno voluto raccontare, in questo caso mettendo a fuoco aspetti diversi di un’umanita che si è autodistrutta.