Inutile girarci attorno: quando c’è la sua voce alla radio la frequenza non si cambia.

Noi di Napoliflash24 abbiamo fatto una chiacchierata con Giancarlo Cattaneo, conduttore napoletano di radio m20 con 3 ore di diretta ogni mattina, dalle 9:00 alle 12:00, ed è una delle voci di Parole Note, progetto di Maurizio Rossato che unisce musica, poesia e prosa.

Hai iniziato quando avevi circa 20 anni con Radio Campania Network, secondo te gli ascoltatori sono cambiati rispetto a prima?

“È cambiato lo scenario più che lo spettatore. La radio in sé conserva sempre quel senso di familiarità. Se ci pensi, la radio entra un po’ ovunque, fa compagnia a chi ne ha bisogno in un determinato momento. Non credo che gli ascoltatori siano cambiati, è cambiata la fruizione anche grazie all’ausilio del web e, come accade per la musica, è più veloce”.

Da Radio Capital a Radio m2o. Per uno speaker, quando ci sono cambiamenti, che emozioni subentrano?

“Sono sempre nuove sfide. Ogni radio ha target differenti, una missione differente e una linea editoriale differente. Ci sono delle sfide. Mi reputo una persona molto fortunata perché chi riesce a fare il lavoro dei sogni lo è. Non è solo un hobby ma un mestiere. Per questo motivo, ti adatti un po’ alle circostanze e alle richieste degli editori. Radio Capital, nella fattispecie, aveva un target molto più adulto e una connotazione più di informazione; m2o non ha un target prettamente giovanile, è settoriale, molto più veloce e il conduttore ha una missione ben precisa: fa un passo indietro e si mette al servizio della musica e di un intrattenimento molto più rapido. Mentre i contenuti in una radio, come a Radio Capital, sono sostanzialmente differenti. C’è anche un tempo differente di parlato da parte del conduttore. A m2o ho proprio buona musica, mi piace perché è un po’ come tornare alle origini. C’è un DJ che propone musica e, in questo caso, ho quel ruolo lì. È molto stimolante. Inoltre c’è Albertino come direttore, fa radio da quarant’anni ed è un punto di riferimento”.

Qual è stato il preciso momento in cui lavorare in radio non è stato solo un sogno ma una concreta opportunità di lavoro?

“Ho fatto tanta gavetta. Credo tanto in questo come credo nella botta di fortuna. Ci sono tante persone brave in giro ma non hanno quel pizzico di fortuna che serve sempre. A Radio Campania Network ho fatto molta gavetta, cercando di migliorare e imparare sempre di più. A Napoli ci fu già un primo passo importante poco prima della mia venuta a Milano, quando arrivai a una realtà che adesso non c’è più, Radio Tour, nel 2000. Ho voluto che questo fosse il mio lavoro. L’ho cercato io. Ho inviato un provino e da Milano mi hanno contattato, poi in cinque giorni è cambiata la mia vita. Mi chiamò un direttore artistico e mi disse che sarei andato in onda in quei giorni”.

Hai una voce affascinante e invidiabile, anche a detta di molti. Quanto ti è stato utile da ragazzo con l’altro sesso? Ne hai approfittato?

“Quando ero ragazzo tantissimo. Spudoratamente. Quando ero agli inizi non c’erano i mezzi che ci sono oggi. Da ragazzino impostavo la voce e giocavo le mie carte. La magia della radio era anche quella. Poi magari ti incontravano”, dice ridendo. “Un po’ come quando leggi un libro, crei tu le immagini e poi magari quando vai a vedere la trasposizione al cinema di quel libro non sempre ti lascia soddisfatto. Alla radio succede la stessa cosa. Comunque sì, mi sono decisamente divertito soprattutto con la spensieratezza di quegli anni. È il mio strumento”.

Parlaci del progetto Parole Note, di un testo a cui tieni particolarmente.

“Che bello, se potessi parlerei solo di questo. Non ho studiato recitazione, ho un approccio più genuino con i testi. C’è un linguaggio molto semplice, molto diretto e quindi impone di dare un nome alle emozioni. Un testo vero e proprio non c’è. Ti posso dire che c’è un testo, non so ancora il motivo, forse perché c’è l’elemento del mare e sono molto legato alla mia città, che mi prende moltissimo. È di Baricco, si intitola Oceano mare, parla di un naufragio. Faccio fatica con quel testo, mi devo trattenere perché mi emoziona tantissimo”.

Ho fatto esperienza in una radio universitaria, credo sia un ottimo trampolino di lancio. Che consiglio daresti ai giovani che vogliono intraprendere questo percorso?

“La palestra un tempo era la radio locale. Adesso le radio universitarie sono una bellissima realtà. Ho fatto diversi seminari per i ragazzi. Quindi se mi chiedi un consiglio da dare direi di provare tantissimo, di farsi le ossa, di non essere schiavi della propria voce in cuffia, perché è un grande errore che tutti abbiamo fatto, ed è molto importante essere genuini. La radio è uno strumento molto evocativo e molto forte. Ho un grande rispetto per chi c’è dall’altra parte”.

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