Un tempo Neapolis, come tutte le città antiche, era delimitata da possenti mura le quali avevano una duplice funzione: definire i confini dell’urbe e difendere dagli assalti nemici. La cinta muraria napoletana era interrotta da porte di accesso poste in corrispondenza dei maggiori assi viari che conducevano alle altre importanti cittadine campane: Puteoli, Cuma, Capua, località dalle quali spesso presero il nome le porte stesse.

Sicuramente un ruolo importante rivestì la porta che si apriva su Cuma, prima colonia della Magna Grecia e per circa tre secoli una delle più splendide città del Mediterraneo.

Padrona del Golfo di Napoli, delle isole antistanti e di parte della fertile pianura campana, Cuma ebbe una intensa attività commerciale insieme all’emporio pitecusano.

Essa rivestì un ruolo fondamentale, di trait d’union tra Oriente Occidente; la sua porta fu tramite delle diverse attività di importazione ed esportazione di tutta l’area dei Campi Flegrei.

A ricordare l’importanza di Porta Cumana è il volume Amedeo Maiuri e Roberto Pane: la valorizzazione della Porta Cumana di Neapolis – Campi Flegrei” con un inedito Carteggio “interattivo” 1943-54″ di Maria Oreto, edito da Graus Edizioni (novembre 2020); esso prende vita dal prezioso carteggio del 1943-54 – arricchito dall’intervento di Roberto Pane – che ha dato lo spunto per riprendere l’intento di valorizzazione della Porta Cumana.

Il libro della Oreto, esperta studiosa del patrimonio archeologico flegreo, si inserisce nella collana Impronte partenopee, ed è proprio questo il suo intento: lasciare un’impronta per creare un «Museo della Città, che consenta ai suoi cittadini e forestieri di prendere visione e coscienza dello stretto rapporto che è sempre esistito tra area flegrea e Centro Storico, di riflettere sulla efficacia occasione di valorizzazione economica, tra centro e periferia».

Un testo essenziale, breve, coinciso, che grazie alla passione, all’impegno e alla dedizione dell’autrice cerca di supportare la riqualificazione del centro storico della città partenopea e delle sue origini flegree, partendo proprio dall’intento di “rispolverare” le vestigia dell’antica porta di Cuma.

Questo progetto di valorizzazione ottenne riscontri positivi già nel 2014 grazie all’impegno del Professore Francesco D’Episcopo, promotore della conferenza La Porta Cumana: un ponte tra il Centro Storico e il mare”, a cui presero parte illustri studiosi come Massimo Rosi, Aldo Loris Rossi e lo stesso Professor D’Episcopo; in tale occasione si vollero omaggiare Amedeo Maiuri e Roberto Pane, sostenitori” del recupero dell’antico monumento storico.

L’autrice di questa interessante pubblicazione, ricordando i contributi dei grandi studiosi, archeologi e architetti campani, si inserisce sulla scia di tutti coloro che credono ancora di poter migliorare il futuro partendo dal passato e dalle sue gloriose testimonianze storico-artistiche.