Maurizio Capuano ha messo in scena con “Inshalom o l’assurda partita”  il conflitto israelo-palestinese in un dramma pervaso da un senso dello humor che rievoca quello ironico, noir ed un po cinico tipico della commedia di Woody Allen. In un periodo che ha visto l’intensificarsi del conflitto in seguito alla dichiarazione del presidente Trump di voler riconoscere Gerusalemme come capitale dello stato Israeliano, questo lavoro tragi-comico è stato portato in scena con un timing  quasi impeccabile. Inshalom, rappresentato il 27 gennaio, il giorno della memoria, è il grillo parlante, che ci fa pensare che, se è giusto ricordare la Shoah, è ancora più giusto tenere presente che le persecuzioni di intere popolazioni non sono finite con il genocidio degli ebrei ma continuano ancora oggi con molte altre popolazioni tra cui quella palestinese. Questa commemorazione se, fine a se stessa, perde di significato, ma diventa rilevante solo se messa in relazione alle persecuzioni attuali.

La rappresentazione in un unico atto ha luogo in una località imprecisata fra Gaza e Beersheva, dove, sul confine fra i due territori, sorge una fantomatica “stazione di conta delle anime”, un bunker scuro, cupo, la scena, creata da Federica  del Gaudio, è essenziale, ravvivata solo da una striscia di nastro adesivo rosso che divide in due il pavimento del bunker: da un lato il palestinese Nassur (Maurizio Capuano), dall’altro l’israeliano Shlomo (Francesco Saverio Esposito); nel mezzo, un giovane soldato americano Bob (Fabrizio Botta), che con il suo mitra controlla i passaggi, e legge i fumetti durante le pause.

Mentre contano le vittime del conflitto per le propagande dei rispettivi governi, Nassur e Shlomo imparano a conoscersi. Nel corso di queste conversazioni entrano ed escono dalla scena, Omar (Antonio De Rosa) il medico palestinese amico di Nassur, Ilaria, la giornalista italiana, e la soldatessa israeliana, interpretate da Fabiana Russo e Emiliana Bassolino.

Nassur e Shlomo, stanno imparando a conoscersi a causa di una convivenza forzata, che a differenza di quella del mondo esterno da loro la possibilità di parlare e di chiarire quei malintesi e risentimenti atavici che sono all’origine dei conflitti. Così questi equivoci e piccoli dispetti quotidiani creano un’assuefazione dell’uno verso l’altro, che si trasforma in rispetto ed affetto. Questo non vuole essere un trattato sulla pace, ma solo farci riflettere, che in quanto esseri umani, sono più le cose che ci accomunano che quelle che ci separano. Questo rappresenta la parola Inshalom, titolo dello spettacolo: la fusione, creata dall’ingenuo americano Bob, fra l’arabo Inshallah, “se Dio vuole”, e l’ebraico Shalom,  cioè “Pace”.

“Inshalom o l’assurda partita è nata da un pensiero orribile che mi venne in mente un giorno: guardavo le cifre, il numero dei morti tra le due fazioni in guerra, sembrava quasi una partita, una gara…”, dice Capuano. “Poi ho pensato che dietro quei numeri, c’erano persone, con nomi, cognomi, una vita, che nessuno conoscerà mai…” Le rappresentazioni continueranno il 3 e 4 febbraio allo Spazio ZTN in vico Bagnara 3a, nei pressi di piazza Dante a Napoli.

Per prenotazioni: 3398120927

Simona Caruso