Sembra un paradosso ma migliaia di vite sono state salvate in Cina dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, affermano gli scienziati, perché i lockdown hanno migliorato notevolmente la qualità dell’aria. In tutto il mondo sono state implementate misure per limitare le interazioni pubbliche, tra cui la chiusura di bar, scuole, ristoranti, teatri, ecc, la cancellazione di eventi e l’incoraggiamento a lavorare da casa. Così le immagini satellitari dell’Agenzia spaziale europea e della NASA mostrano una drastica riduzione della quantità di emissioni nocive di gas a effetto serra.

I ricercatori dell’Università di Stanford affermano che in luoghi come la Cina la riduzione dell’inquinamento atmosferico ha portato a un minor numero di morti premature dovute alla respirazione di aria tossica. Molto probabilmente, il miglioramento della qualità dell’aria a livello planetario non durerà, poiché gli scienziati avvertono che le cose “torneranno ai livelli normali” quando l’industria riprenderà.

Per combattere il contagio, interi Paesi sono in quarantena, limitando i viaggi e l’attività industriale. Limitare i viaggi ha portato a una riduzione sia delle emissioni dei veicoli che dell’attività industriale, ed ha portato a un calo del numero di particelle nocive immesse nell’aria. Le osservazioni satellitari hanno indicato forti cali delle emissioni di biossido di azoto in seguito ai rigidi blocchi imposti in Italia e Cina, i due paesi più colpiti finora. Il biossido di azoto è un gas nocivo che viene emesso durante la combustione del carburante e rilasciato nell’aria da automobili, centrali elettriche e impianti industriali. Si forma quando i combustibili fossili come carbone, gas o diesel vengono bruciati ad alte temperature causando una serie di effetti dannosi sui polmoni, tra cui un aumento dell’infiammazione delle vie aeree e un rischio maggiore di attacchi di asma.

Gli scienziati da tempo affermano che esiste un legame comprovato tra scarsa qualità dell’aria e morti premature legate alla respirazione di quell’aria. Secondo le ricerche una persona media perde circa tre anni della sua vita a causa dell’inquinamento atmosferico (simile all’impatto del fumo e superiore alla Malaria). Tenendo presente questo nesso, allora la domanda è se il numero di vite salvate da questa riduzione dell’inquinamento causato dai lockdown di vaste aree abitate per impedire la diffusione del Covid-19, superino il bilancio delle vittime del virus stesso. La risposta sembra sia un chiaro sì. Con le cifre alla mano dopo soli due mesi di lockdown e di conseguente calo di livelli di inquinamento, Lauri Myllyvirta, analista principale presso il Center for Research on Energy and Clean Air di Helsinki, in Finlandia, ha dichiarato che in Cina i livelli di biossido di azoto sono diminuiti del 35% durante il periodo di blocco, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, facendo registrare una riduzione di decessi di circa 4.000 bambini sotto i cinque anni e 73.000 adulti oltre i 70 anni per malattie e crisi respiratorie causate dalla povera qualità dell’aria, cifra superiore alle morti per Covid 19.

Anche secondo Sara De Matteis, Professore associato di Medicina del lavoro e ambientale presso l’Università degli Studi di Cagliari, ridurre i livelli di inquinamento a lungo termine aiuterà anche a ridurre il numero di decessi in una qualsiasi futura pandemia. In una intervista concessa al Guardian, la ricercatrice italiana ha spiegato che i pazienti con patologie polmonari e cardiache croniche causate o peggiorate dall’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico sono meno in grado di combattere le infezioni polmonari e hanno maggiori probabilità di morire.  Questo è probabilmente applicabile anche nel caso di Covid-19. Con la riduzione dei livelli di inquinamento atmosferico è possibile aiutare i più vulnerabili nella loro lotta contro questa e tutte le possibili pandemie future.

Maria Castellina, portavoce di Friends of the Earth, ha affermato che circostanze eccezionali come queste ci ricordano quanto sia importante la nostra salute, e che non si deve dimenticare che 4,2 milioni di morti premature a livello globale ogni anno sono legate all’inquinamento atmosferico. Purtroppo questo miglioramento della qualità dell’aria non durerà; gli scienziati prevedono un ritorno ai livelli normali non appena la crisi sarà finita. Quando l’economia cinese si riprenderà, è probabile che vedranno un aumento delle emissioni a breve termine per compensare il tempo perduto, in termini di produzione. 

Fei Liu, ricercatore della qualità dell’aria presso il Goddard Space Flight Center della NASA, ha dichiarato che questa è la prima volta che si assiste ad un calo così significativo su un’area così ampia per un evento specifico. Le riprese drammatiche del satellite Copernicus dell’ESA condivise lo scorso venerdì hanno mostrato un  ‘notevole calo’ dell’inquinamento atmosferico anche in Italia dopo il blocco imposto per il coronavirus. Il calo delle emissioni di biossido di azoto nella Pianura Padana nel nord Italia è particolarmente evidente. Ciò è avvenuto dopo che il paese ha chiuso bar, pub, ristoranti e altri luoghi nel tentativo di impedire la diffusione del virus. Queste misure hanno a loro volta ridotto il traffico, e quindi l’inquinamento atmosferico e industriale. Anche la chiusura degli aeroporti ed il conseguente calo del numero di voli ha contribuito drammaticamente sulla riduzione dell’inquinamento atmosferico.

 Il servizio di monitoraggio dell’atmosfera Copernicus (CAMS) ha, inoltre, comunicato in una nota, che ha osservato una diminuzione dell’inquinamento da atmosferico anche da PM2.5, per il mese di febbraio, tra il 20 e il 30 per cento, rispetto ai tre anni precedenti. Il PM2.5 è uno degli inquinanti atmosferici più dannosi per quanto riguarda gli impatti sulla salute secondo l’Organizzazione mondiale della sanità. Il PM2.5 identifica una classificazione numerica data alle polveri sottili in base alle dimensioni medie delle loro particelle. Il metodo di misurazione è regolato nell’Unione Europea. Di massima più il numero è basso, più le polveri sono sottili e più sono pericolose per la salute sia degli esseri umani che degli animali. Infatti mentre il PM 10 raggiunge solo i bronchi, la trachea e vie respiratorie superiori, il PM 2,5 è in grado di penetrare negli alveoli polmonari con eventuale diffusione nel sangue. Nelle donne ci sono evidenza che il PM 2,5 venga ad accumularsi nel seno causando il cancro al seno. Il PM 2,5 è dunque parte di ciò che è definito polveri sottili. Si calcola che per una presenza di PM 2,5 superiore di 10 punti rispetto al massimo consentito vi sia un incremento della probabilità di contrarre il cancro pari al 7%.

Tenendo presente questi dati, è importante la lezione che si può imparare da questa situazione. Bisognerà cominciare a tener presente le conseguenze, spesso nascoste, che il nostro modo attuale di vivere pone sulla nostra salute e sui mezzi di sussistenza della nostra società. Gli scienziati ci dicono che epidemie come Covid-19 si verificheranno con frequenza sempre più crescente.  Quindi pulire l’ambiente e combattere l’inquinamento è un investimento fondamentale per un futuro più sano.