Dopo la Luna, l’uomo aspira ad arrivare su Marte con missioni di lunga durata. È questo l’obiettivo del progetto Rebus, sostenuto e finanziato dall’Asi Agenzia Spaziale Italiana. Parteciperanno Enea, Cnr, l’Istituto Superiore della Sanità ISS, Thales Alenia Space, Kayser Italia e Telespazio. Grande spazio alle Università degli studi di Tor Vergata, di Pavia e Federico II di Napoli. L’ateneo federiciano sarà la capofila con la dottoressa Stefania De Pascale, nel ruolo di responsabile scientifico.

Al fine di rendere possibile una permanenza lunga dell’uomo nello spazio, la durata triennale del progetto ReBus mette al centro della propria ricerca nazionale la realizzazione di sistemi biorigenerativi utili a supportare la difficile vita degli astronauti lontani dall’habitat della Terra.

Sappiamo che l’uomo può sopravvivere nello spazio ma la sfida è garantire una permanenza ‘sostenibile’ di lungo periodo”, evidenzia Eugenio Benvenuto, responsabile Laboratorio Biotecnologie ENEA. “In questo contesto i sistemi biogenerativi di controllo ambientale e supporto alla vita sono essenziali per rigenerare le risorse necessarie all’equipaggio, ridurre al minimo l’approvvigionamento dalla Terra trasferendo al settore spaziale conoscenze e tecnologie innovative da settori tradizionali quali agricoltura, ingegneria, con impatti in termini di sostenibilità ambientale, efficienza energetica ed economia circolare”, aggiunge Benvenuto.