Inferno Neapolitano

Storia di streghe, maghi donne e madonne, nella citta` della Sirena

Inferno Neapolitano è la storia di una donna accusata di stregoneria dal marito, che vuole vendicarsi dei tradimenti della moglie.  E’ anche l’esemplificazione di come l’accusa di stregoneria venisse strumentalizzata, ed alla fine incarnasse la paura nei confronti del potere che le donne (che proprio in quel secolo iniziavano ad emergere al di fuori dell’ambito domestico e familiare) esercitano sugli uomini ed il conseguente senso di inferiorità di questi ultimi.

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 La storia narrata è ambientata nella Napoli del Seicento, periodo storico assai problematico per la città, quando l’Inquisizione spagnola cercò di imporre agli abitanti della capitale del viceregno, già vessati da tasse e balzelli, decimati dalla peste nera, minacciati dal Vesuvio e dalle scorrerie dei pirati saraceni, le proprie regole morali e religiose. Mentre da tutta Europa si alzavano i fumi dei roghi di streghe ed eretici, il popolo napoletano, invece,
scese in piazza, e – caso più unico che raro – insorse e fece battere in ritirata l’Inquisizione da Napoli, ribadendo con orgoglio l’indipendenza della propria fede, ancora influenzata da culti pagani e pregna di rituali sacri di matrice greca. Per trovare le ragioni più profonde di questo netto rifiuto verso ogni forma di imposizione religiosa (il filo rosso che attraversa la maglia dello spettacolo), occorrerà andare ancora più indietro nel tempo, fino a trovare uno
dei personaggi più singolari della millenaria vicenda partenopea: Virgilio Mago, 
Secondo leggenda popolare, infatti, Virgilio era ministro della città nei tempi di Augusto. Partenope era molestata da una grande quantità di mosche, che si moltiplicavano in così grande numero e davano tanto fastidio, da farne fuggire i tranquilli e felici abitanti. Virgilio, per rimediare a così grave flagello, fece fare una mosca d’oro: “e dopo fatta, le insufflò, con parole, la vita: la quale mosca d’oro se ne andava volando, di qui e di là, ed ogni mosca vera che incontrava, faceva morire. (…)”, diventando così una specie di santo pagano, protettore della città, colui che scelse di rimanere nell’Inferno Neapolitano, per “aiutare la povera gente”. Quindi Virgilio diventa il filo conduttore di questa rappresentazione, la controparte pagana, la figura sullo sfondo, che protegge invece di giudicare ed uccidere. L’anima millenaria della città che le da la forza di ribellarsi all’Inquisizione.

ex ospedale pace

Lo spettacolo di Massimo D’Antonio presentato dall’associazione culturale Mani e Vulcani è avvincente e divertente, infuso di quell’ironia ed impertinenza che sono tipici del carattere napoletano. La regia, le bellissime musiche originali ed i canti in napoletano antico sono di Giovanni D’Angelo. Notevoli sono anche i costumi di Rosaria Riccio e l’allestimento scenografico nonchè  la coreografia che hanno dato vita ad un’incredibile e magica atmosfera, grazie anche alla splendida location: l’Ex ospedale Pace in via Tribunali.

Simona Caruso