Per i Pezzulli di Luciana Pennino: Racconto o realtà?

«Presentati alla signora, su!»

«Piacere, sono Hariel.»

«Che bel nome! Io sono Luciana. Ma lo sai che Ariel è il mio angelo custode?»

«Io sono con l’acca, però…»

«Ah, il mio è senz’acca. Però penso che sia molto bravo lo stesso, specialmente assai paziente, con tutto il lavoro che gli do!»

«Mmh… penso pur’io. Un’acca non fa gran differenza, soprattutto se sei angelo custode.»

«Il tuo come si chiama?»

Mentre gli rivolgo la domanda, annego nei suoi enormi occhi celeste mare, ma subito ne riemergo per la vivacità del suo sguardo: è tutto una curiosità effervescente, difficile da appagare. Un incarnato perla, riccioli biondi e labbra rosse. Con soli più o meno sette anni al suo attivo, siede sulla poltrona con fare aristocratico ma al contempo con la semplicità di chi è aperto al mondo. È la raffigurazione perfetta del Piccolo Principe di de Saint-Exupéry.

«Il mio angelo si chiama Sary. Non con la gei, con la ipsilon, come yes.» 

«Oh, capisco… e anche tu gli dai molto da fare?»

«Praticamente non ha un momento per riposare o, che so io, per giocare, niente! Dice mia madre che per disperazione potrebbe anche licenziarsi e piantarmi in asso: nessuno riuscirebbe a far nulla per fermarlo!»

«Ti metti davvero sempre in pericolo?!»

«Non mi metto in pericolo io, è il mondo che è così interessante che io non posso non essere curioso. E come dice mamma, la curiosità a volte crea guai…» 

«Ho capito: nei guai, praticamente ci stai sempre, non è vero? Basta che stia attento a non farti male…»

«E mica è possibile! Se non ti fai male, non cresci. Mamma mi fa vedere spesso le cicatrici sulle ginocchia, quelle di tutte le cadute dalla bici. Ora però è un asso, a pedalare. Ha insegnato anche a me. E io ho capito che senza farmi male non funziona… Tanto poi il bruciore passa, la crosta cade e la cicatrice mi diverte. Mi fa sentire grande.»

Cristo benedetto, che saggezza! Ne rimango sconcertata. Mi volto a sinistra e colgo l’espressione della madre: tra l’orgoglio e la tenerezza ci trovo pure un pizzico di stupore, quasi come se, nonostante tutto, non fosse ancora abituata ad avere come figlio un personaggio così bizzarro e speciale.

«E come l’hai conosciuto Sary?», gli chiedo rigirandomi verso di lui. Ma mi viene un colpo: la poltrona è vuota! Mi smarrisco, mi rammarico. L’avrò annoiato e si è allontanato. Mi giro immediatamente verso la madre ma non c’è più nemmeno lei. Che peccato!

«L’incontro più interessante di miei ultimi anni e me lo perdo in un soffio!»

Allungo mestamente di poco lo sguardo nella sala e a pochi metri, verso l’ultima fila, nel corridoio centrale, appena poco prima che le luci inizino a calare, intravedo un bambino, con una specie di cappotto elegante fino ai piedi, una rosa in una mano, una volpe da un lato, un lampionaio dall’altro, e dei personaggi intorno a lui ben strambi…

Non provo a stropicciarmi gli occhi; non cerco un confronto con gli altri come per dire vedete anche voi quello che vedo io; non mi meraviglio; l’unica cosa che dico, a mezza voce però, è: «Quindi esiste…»

Luciana Pennino

“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice.” (Antoine de Saint-Exupéry)