per i Pezzulli di Luciana Pennino: La ragazza con la parlantina

«Sono Felice!»

«Ah che bello! Anch’io, per la verità, sì, sto benino! E come ti chiami?»

«Felice!»

«Ah, però! Di nome e di fatto, eh?»

«No, ma io sono nato Felice!»

«Uh, ma è una cosa bellissima! Non ho mai incontrato una persona così positiva!»

«Volevo dire che anche prima, quando ho detto che ero Felice…»

«Lo sei sempre stato, ho capito, mi fa piacere!»

«E tu?»

«Te l’ho detto, non mi definisco proprio entusiasticamente felice come te, ma non mi posso neppure lamentare.»

«Frena! Vorrei sapere come ti posso chiamare.»

«Come vuoi!»

«In che senso?»

«Nel senso che ognuno mi ha sempre chiamato come ha voluto, a cominciare dai miei genitori…»

«Vabbè, ma di solito è così che va…»

«Non esattamente. Di solito i genitori si accordano su un unico nome, per un figlio. Mia madre, invece, mi ha chiamata, dal primo momento, Cristina, e mio padre, dal primo momento, Faustina.»

«E tu, quando hai iniziato a capire che il mondo andava con nomi, cognomi eccetera eccetera, come hai fatto?»

«Sono stata agevolata dalla condizione di figlia unica, quindi quando non sentivo cose come Caro Cara Amore Tesoro, che i miei usavano tra di loro, sapevo che si rivolgevano a me, o con Cristina o con Faustina, come ti ho detto prima… e per fortuna finivano tutte e due con -ina!»

«E quando sei andata a scuola, cos’è successo?»

«La maestra dell’asilo, me lo ricordo benissimo, iniziò a chiamarmi Piccina, per togliersi dall’imbarazzo, e io tirai un sospiro di sollievo perché ci ritrovavo la -ina finale.»

«Ma perché, tu senza -ina non ti ci raccapezzi?»

«Non è proprio così. Insomma, ci sono cresciuta… sai il fatto dell’imprinting? Ecco, ho l’imprinting dell’-ina.»

«Quindi se ora ti chiamo Gelsomina va bene?»

«Benissimo, grazie! Per giunta è il nome di un fiore che adoro.»

«Veramente quello è il gelsomino…»

«Mica saranno tutti maschi! Altrimenti come si riproducono, suvvia! Ci sono anche le gelsomime che rimangono gravide, partoriscono e garantiscono la prosecuzione della specie.»

«È giusto, hai ragione tu… Allora, Gelsomina, posso sapere, invece, come tu chiami te stessa?»

«Ah, io vado a periodi, invero. Ora è il momento di Celestina, diminutivo di Celeste, così mi ritrovo -ina pure ora.»

«Bel nome! Allora Gelsomina, passeggiamo?»

«Non mi sento tanto bene…»

«Mi spiace assai! Cosa accusi?»

«Mal di stomaco. Mi sento disgustata. Sai, quella cretina di mia cugina, che fa la crocerossina, usa continuamente l’amuchina in cucina, a volte anche la creolina, e mentre pulisce, declina i nomi della lingua latina, ma pure una cinquantina di seguito, insomma è una fucina ma io preferirei la ghigliottina! Poi impasta farina e margarina per farne una ciambellina, ma ne esce una piadina!»

«Quindi tu, senza -ina, non vivi?»

«Oramai è la mia vitamina! E mi dà un’aria da signorina sbarazzina, certo non da sgualdrina, anzi mi sento divina! Con le parole in -ina, faccio magie come la fata turchina, a pronunciarle son più dolci della vanillina e dell’uva sultanina messe insieme, le uso anche in piscina, e mi aiutarono quando ebbi la scarlattina, come fossero una medicina, da prenderne una dozzina ogni mattina sciolte in acqua frizzantina. Inoltre mi fanno apparire genuina e carina, buona come una formina di gelatina che fa venire l’acquolina in bocca…

Però, credimi, a causa di questa -ina, sono stata anche una bambina messa sempre alla berlina, a momenti avrei preferito bloccare bruscamente la mia parlantina, incamminarmi sulla Tiburtina e arrivare in Palestina, oppure andare a lavorare in salina più ancora che giocare la schedina, vincere e diventare una regina. A tratti sento che sarà la mia rovina e in quei momenti preferirei cospargermi di benzina o di paraffina!

Che gioia, però, parlare con qualcuno su una panchina, non trovi?»


Luciana Pennino

“Le panchine contengono poi l’idea dello stare insieme, per esempio una promessa di conversazione con persone che non conosciamo e non prevediamo.” (Alberto Garutti, artista contemporaneo)

A proposito dell'autore

Luciana Pennino

Il mondo e la gente mi incuriosiscono assai. Sono "leggera" nella scrittura e mi diverto nel fare ciò che mi appassiona. Penso che nulla sia più disarmante della gentilezza. Il mio esordio, nel 2017, è stato con "Primule fuori stagione" (Iuppiter Edizioni). Per Napoliflash24 pubblico settimanalmente i "Pezzulli" e curo le rubriche di interviste "La Bellezza salverà Napoli" e "Tips for Startuppers".

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