E’ nato oggi a Napoli il primo orto terapeutico “fuori terra” dedicato ai diversamente abili e curato da agricoltori in pensione. Un esperimento innovativo, ospitato presso il Centro Don Orione Piccolo Cottolengo, che supporta il progetto affiancato da Coldiretti Campania, Federpensionati Coldiretti, Campagna Amica e Panta Rei Impresa Sociale. Al taglio del nastro don Nello Tombacco, direttore del Centro Don Orione, Giorgio Grenzi, presidente nazionale di Coldiretti Federpensionati, Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania, Pasquale Antonio Riccio, presidente di Panta Rei Impresa Sociale, Francesco Vernetti, presidente Commissione Agricoltura Comune di Napoli, e Chiara Marciani, assessore alle politiche sociali della Regione Campania. Nei cassoni di legno collocati nel chiostro cinquecentesco sono stati piantati verza viola, finocchi, canasta, scarola riccia, scarola liscia, broccoli di Natale, cavolfiori, broccoli neri, erbe officinali e ciclamini. Un primo ciclo di prodotti della terra che saranno poi raccolti e consumati nel Centro, per poi ricominciare con nuove colture orticole. ‘’In agricoltura – hanno sottolineato Grenzi e Loffredasi va in pensione, ma si prosegue nel sostegno alla propria impresa familiare, anche solo per trasferire le conoscenze acquisite in tanti anni. Come nella migliore tradizione agricola, la presenza degli anziani fra le mura di casa è sempre considerata un valore aggiunto all’interno di un welfare familiare che deve fare i conti sia con la gestione delle risorse economiche disponibili che con il tempo e il sostegno a figli e nipoti’’.

Centro Don Orione di Napoli

All’inaugurazione è seguito il convegno sul tema “Benessere e reti sociali in aree urbane” che ha visto la presenza di 400 agricoltori in pensione provenienti dalle cinque province della Campania e delegazioni da Puglia, Calabria e Basilicata. In prima fila i ragazzi ospiti del Centro Don Orione. Tra gli interventi anche la lectio magistralis sul valore sociale delle reti di benessere a cura della professoressa Teresa Boccia, docente all’Università Federico II di Napoli. Nel corso del dibattito è emersa la volontà dei partner di dare vita ad un modello che possa essere replicato anche in altre realtà. ‘’La presenza dei nonni è sempre più importante anche rispetto alla funzione fondamentale di conservare le tradizioni alimentari e guidare i più giovani verso abitudini più salutari nelle scuole e nelle case – spiegano Grenzi e Loffreda -. E saranno proprio questi nonni speciali a fare da tutor agli operatori e agli ospiti del Centro Don Orione Piccolo Cottolengo di Napoli, in un percorso terapeutico a contatto con i cicli della natura’’.