per i Pezzulli di Luciana Pennino: Guidare e flirtare

Un colpo di polso per dare gas, un lieve spostamento in avanti del bacino per assestarsi sul sellino e via che si va. Se però dietro c’era una ragazza, altro che avanzamento: si rimaneva incollati dove si era e si aspettava la sua contromossa. Se il passaggio sulle due ruote era anche l’inizio di qualcosa di più tra lui e lei, allora probabilmente lei, una volta su, non faceva un lieve spostamento all’indietro del bacino per assestarsi sul sellino… anzi, le sue gambe aderivano ben bene a quelle di lui, tutto il suo busto alla schiena e, per rendere meglio il messaggio non tanto subliminale, mistificando un po’ di paura buttava lì un “se non ti dispiace, mi tengo a te…”, cingendo saldamente la vita di lui con le sue braccia.

Per rafforzare la necessità di rimanere ben aggrappata, il centauro azzardava manovre da fanatico o accelerava quel tanto da rendere più solido l’abbraccio. Visto, inoltre, che non c’era obbligo di casco, ma sempre che il passaggio sulle due ruote fosse anche l’inizio di quel famoso qualcosa di più, lei, che aveva sempre da raccontare, invece di urlare per farsi sentire, appoggiava il mento sulla spalla di lui, gli avvicinava la bocca all’orecchio e, a quel punto, le bastava anche solo sussurrare.

Era in quel preciso istante che il ragazzo aveva tutto chiaro avanti a sé: i soldi per acquistare il motorino e per poi mantenerlo, sudati e sofferti o strappati ai genitori dopo lunghissime e laboriose trattative, accettando le più dure condizioni, erano, definitivamente, soldi benedetti!

Perché, si sa, la stragrande maggioranza dei ragazzi voleva un mezzo a due ruote solo per portarsi dietro le ragazze. In alcuni casi, per quelli molto sfigati, era l’unico modo e la sola occasione per sentire addosso qualcosa di un corpo femminile che non fosse quello della madre.   

Non so bene come vadano le cose ora ma un tempo, quello dei Garelli, delle Vespe o Lambrette o, aumentando la cilindrata, delle Honda oppure ancora, spostandosi sul fascino retrò, delle Ducati, un tempo, dicevo, la spinta al motociclo era data dal far colpo sulle ragazze e dall’averle dietro mentre si guidava, sentendosi un semideo o, fieramente, cavalieri senza macchia e senza paura con dame avviluppate a sé.

Questa opportunità, invero, è giunta dopo anni durante i quali i sellini separati e l’usanza, per le donne, di non sedersi a cavalcioni ma lateralmente, toglieva ai ragazzi il brivido del combaciamento dei corpi o, per lo meno, il brivido di sperarci.

Questa stessa opportunità ha perso valore mano a mano che alla guida si sono messe anche le ragazze e le donne, e quindi, in molti casi, ai poveri sfigati non è rimasto più nemmeno il sogno…

Luciana Pennino

“È dal 1903 che aiutiamo i ragazzi brutti a trovarsi una bella ragazza.” (Pubblicità Harley)

A proposito dell'autore

Il mondo e la gente mi incuriosiscono assai. Sono "leggera" nella scrittura e mi diverto nel fare ciò che mi appassiona. Penso che nulla sia più disarmante della gentilezza. Il mio esordio, nel 2017, è stato con "Primule fuori stagione" (Iuppiter Edizioni). Per Napoliflash24 pubblico settimanalmente i "Pezzulli" e curo le rubriche di interviste "La Bellezza salverà Napoli" e "Tips for Startuppers".

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