Maria Teresa De Filippis è stata la prima donna-pilota a nella storia dell’automobilismo sportivo a impugnare il volante di una automobile di Formula 1. Bella, napoletana, e di ottima famiglia, Maria Teresa, era una ragazza di temperamento vivacissimo e scanzonato che, a trent’anni, riuscì a fare con naturalezza e facilità, quello che fino a quel momento nessuna donna aveva mai fatto e che in seguito ben poche riuscirono a fare: gareggiare nella massima formula automobilistica. In occasione dell’evento di Villa Vannucchi del 31 marzo, dove è stata messa in mostra anche l’Urania pilotata dalla  pilota partenopea, vale la pena proporre un breve articolo per ricordare l’incredibile vita di questa coraggiosa donna napoletana. 

Ferrari, Maserati e la storica Urania Traschi in mostra a Villa Vannucchi domenica 31 marzo

Tra il 1948 e il 1959 partecipò a oltre 100 gare con macchine come la Giaur, l’Urania e la Maserati. La sportiva napoletana, affettuosamente soprannominata “il Pilotino” dai colleghi, era nata l’11 novembre 1926 a Napoli, figlia dell’ingegnere Franz de Filippis. Iniziò a correre per sfida: provocata dai suoi tre fratelli circa le sue reali capacità competitive, nel 1948, appena 22enne, si iscrisse alla sua prima gara con una Fiat Topolino alla Salerno-Cava de’ Terreni e ottenne una vittoria di classe. Pochi mesi dopo conquistò il secondo posto anche alla Sorrento-Sant’Agata, corsa in salita, sempre da sola contro i concorrenti uomini.

Questo fu l’inizio per la talentuosa pilota di una lunga love story con le gare automobilistiche. Fece esperienza con piccole Giaur e Urania della classe 750 e nel ‘54, con una Osca 1100, arrivò seconda nel Campionato Italiano Piloti. Coinvolta in un grave incidente, perse il titolo nella Sassari-Cagliari-Sassari, a causa del quale perse l’uso dell’orecchio sinistro. Ma nonostante questo si rimise in forma, ritornò a correre e nel ’55, a fine stagione, ottenne il secondo posto nel Campionato Italiano Piloti, categoria Sport.

Dopo  le due stagioni ’56 e ’57 con le Maserati ufficiali (o della Scuderia Centro Sud), arrivò finalmente l’esordio in Formula 1 nel 1958, e non esistendo allora gli sponsor, la De Filippis acquistò personalmente una vettura, una Maserati 250 F. Il 18 maggio 1958, era al GP di Montecarlo, ma non riuscì a qualificarsi. Partecipò successivamente al GP del Belgio dove ottenne il suo miglior risultato in F1 classificandosi 10ma al traguardo a due giri dal vincitore Tony Brooks, ma in Portogallo e a Monza si dovette ritirare per  un guasto motore.

La sua iscrizione al Gran Premio di Francia, invece, venne respinta. Il motivo era semplice: era una donna; la Francia era il paese dove le belle donne nascevano, non morivano (altri dissero che era il paese dove l’unico casco indossato dalle donne era quello del parrucchiere…).

Nel 1959 entrò nel team Behra-Porsche, senza riuscire a qualificarsi per il gran premio di Monaco. Durante il successivo Gran Premio di Germania, disputatosi l’1 agosto dello stesso anno sul circuito dell’Avus, assistette al tragico incidente in cui perse la vita l’amico-collega Jean Behra mentre era al volante di una Porsche, una morte che si aggiungeva a quella di tanti altri amici: Eugenio Castellotti, Alfonso De Portago, Luigi Musso, Peter Collins.

Il drammatico evento la convinse al definitivo ritiro dalle competizioni.  Nelle sue stesse parole: “Amici con i quali avevo macinato chilometri [.], vivendo insieme tra Europa e Sud America circondata dal loro affetto, spesso vittima dei loro scherzi, l’amica vera, la piccola da proteggere, il pilotino pieno di gioia di vivere e d’allegria. Non avrei più saputo ridere come prima senza di loro ed è finita così, con l’addio alle corse”.

Maria Teresa De Filippis si sposò nei primi Anni ’60, ma mantenne il contatto con il mondo delle corse. Fu infatti vice-Presidente della Société des Anciens Pilotes, un’associazione di ex-piloti di F1, e prese parte alla nascita del Maserati-Club, sodalizio ufficiale della Casa del Tridente.

Non fu facile per Maria Teresa essere parte di questo mondo, totalmente maschile:  “la mia vita si era tramutata, mio malgrado, in una non sempre divertente sfida agli uomini da battere, solo per poter spegnere quel sorrisino di sufficienza”. Raccontò la stessa sportiva partenopea. Per lei fu una battaglia continua contro la discriminazione, dovendo ingoiare molti bocconi amari, infatti se la De Filippis era fra i partecipanti, gli avversari non sempre erano disposti a correre col rischio di essere sconfitti da una donna.

 Maria Teresa si è spenta all’eta di 89 anni l’8 gennaio 2016, avendo ottenuto quello che nessun altra donna aveva mai fatto, nella metà del XX secolo, quello di rompere uno stereotipo ed entrare a far parte di un mondo che fino ad allora era stato unicamente maschile.