Maria Marmo  in libreria con la nuova raccolta poetica “Canto di vento per strada (Homo Scrivens Edizioni)

In “Canto di vento per strada” (Homo Scrivens) sono riunite cento poesie nelle quali, accanto alla consueta linea lirico esistenziale, affiora una nuova istanza civile. Le emozioni e i sentimenti individuali diventano paradigma di un disagio collettivo. Il dolore personale si fa storia dell’umanità. Ma la sofferenza ha un suo potere salvifico che la memoria e la parola poetica possono restituire “ Non buttare via la cenere: è linfa quel che resta del dolore”. Il percorso poetico di Maria Marmo è segnato da numerose pubblicazioni in antologie collettive e da due tappe fondamentali: “A voce bassa” (Giulio Perrone, 2008) la raccolta poetica dell’esordio, “Canto di vento per strada” a segnare un traguardo.  Protagonista è comunque la voce e i suoi toni, le sue modulazioni. Dalla voce bassa fino alla forza del canto. Un canto raccolto per strada nella sonorità del vento.

 

In ”Canto di vento per strada” si avverte un cambiamento d’intonazione della sua poetica nella maggiore duttilità di linguaggio, apertura al plurilinguismo, ricerca d’immediatezza e di un rapporto più diretto con la quotidianità. La parola si fa esperienza, la poesia diventa esperienza, da tutti condivisibile.

C’è decisamente un’apertura maggiore, un ampio spazio dedicato all’esterno. In “A voce bassa” c’è una poesia intima, queste poesie “raccolte per strada” sono estroverse e rappresentano una svolta perché hanno una maggiore sicurezza d’espressione e più attenzione alla sfera sociale. La realtà esterna mi ha sollecitato e in qualche modo mi ha spinto a uscire dal mio guscio per incontrare gli altri. La dimensione di un disagio collettivo affiora chiaramente nelle prime 25 poesie di questa nuova silloge. Di fronte al mondo contemporaneo mi dichiaro smarrita ma non confusa, impotente ma non arresa, indignata ma non vinta.

 

“Forse ho solo paura d’incontrare/ occhi più disperati dei miei/ in questa terra dei fuochi gelido un urlo di morti/ alzano il capo i vivi, basiti disperati/il condominio bolle, borbotta, si spegne./ l’Italietta è muta e tutta nostra.” La dimensione civile sembra caratterizzare le poesie di questa raccolta. Ci sono volti e persone ritratte per denunciare una condizione: i migranti, le donne. Chi incontra la poesia di Maria Marmo per strada?

La mia poesia è storia d’incontri che hanno realmente segnato la mia vita. Attingo a ritratti dell’infanzia, ad amiche con cui ho avuto un intenso scambio d’idee. Molte di queste persone non ci sono più. Sono poesie dedicate ma senza dedica per evitare un elenco.

 “Ho un canto dentro che nasce incatenato…” Quanto coraggio ci vuole a liberare il proprio canto?

Ci vuole un enorme coraggio per liberare le emozioni e per affrontare una seria riflessione su un mondo che ha disatteso speranze illusioni progetti. In “Dall’armadio” c’è l’esplicito riferimento alla “cronaca ottusa di eccidio antico e putrido”. L’anafora iniziale: “Non sono che la mia attesa/ Non sono che un’ombra curva/ Non sono che punto di cerchio appeso a tangente” dichiara ciò che non posso più essere di fronte all’ennesima delusione della storia.  In “Primavere” c’è una chiara metafora: l’immagine del volo negato accanto al senso di una resistenza attiva che mi tiene in vita e alimenta la mia passione: “un’ala mi resta, l’altra è stata spezzata”. Mi rendo conto che è importante suscitare questioni spesso affondando il bisturi nella piaga ma viene un momento in cui occorre un abbandono.

“Non ha palpebre la memoria”. Qual è il rapporto della sua poesia con la memoria.

C’è un legame fortissimo perché io mi sento ancorata al presente e nel mio presente c’è assolutamente stratificato tutto il passato ma anche una bella fetta di futuro. Mi sento una privilegiata perché ogni giorno mi riscopro sempre più viva dentro.

 

Lei è autrice anche di una raccolta di racconti “Hanno ali le parole”. Come cambia la voce dalla poesia alla prosa?

La voce della poesia richiede una sintesi maggiore e forse un’emozione maggiore, ma anche nella prosa c’è una parte di se stessi che emoziona.

 

Cosa c’è nella fucina di Maria Marmo?

È in preparazione un racconto giallo in cui la memoria diventa movente dell’intreccio. Ma ne riparleremo tra qualche tempo.

Enza Alfano