Imparare a scrivere in Napoletano XVII lezione – Monosillabi

(Segue… dalla puntata precedente!)

1971 – Si conclude definitivamente il Festival della canzone napoletana e con esso anche il ciclo della canzone classica napoletana e l’abbondante produzione di poetiche di altissimo livello. La sceneggiata degli inizi del ‘900, grazie ad artisti del calibro di Mario Merola, rivive una seconda giovinezza. Di pari passo emerge prorompente un nuovo filone musicale che racconta dell’ambiente malavitoso o comunque della vita dei meno abbienti (i suoi interpreti saranno in seguito definiti neomeledici). Il “dialetto” resta, quindi, caratteristica distintiva dei ceti più bassi della popolazione.

Inizia l’epoca della “ortografia fai da te”. Spuntano ovunque poesie, canzoni, copioni teatrali, slogan pubblicitari, ecc. scritti “così come si parla”: con parole senza vocali, abbondanza di doppie consonanti iniziali, accenti e apostrofi lanciati a caso, ecc.

Di pari passo nasce la nuova linguistica napoletana. Eminenti studiosi si interessano alla nostra lingua e ne ricercano – attingendo anche alla linguistica internazionale – la scientificità di scrittura. Il frutto dei loro studi e delle loro soluzioni è contemplato nelle diverse pubblicazioni presenti nelle librerie (o nei loro blog online). Ma, poiché ognuno propone soluzioni differenti… ognuna di queste grammatiche è diversa dalle altre! Non solo! Qualcuno addirittura propone di cambiare anche la grafia “storica” con cui sono state scritte le canzoni di Bovio o il teatro di De Filippo.

2017 – Eccoci quindi con tre ortografie ben diverse, quella degli autori (storica, consolidatasi nel tempo), quella dei linguisti (scientifica ma destinata ad essere sempre diversa, perché in cammino verso la precisione assoluta) e quella dei “fai da te” (improvvisata e senza regole). Ed ecco il perché dell’attuale babele ortografica del nostro melodioso idioma.

Nonostante tutte le buone intenzioni… purtroppo i “fai da te” sono la stragrande maggioranza. Come si scriverà, quindi, in futuro? C’è chi dice che con l’aiuto delle istituzioni si potrebbe fare molto, c’è chi pensa che sia un lavoro sprecato e c’è chi – come il sottoscritto – che cerca di fare il possibile almeno per preservare l’ortografia “storica”, quella con cui sono state scritte centinaia di migliaia di canzoni, poesie, copioni teatrali, ecc.

Ecco, quindi, il perché di queste mie video lezioni.

Ai posteri l’ardua sentenza!

Enzo Carro

www.enzocarro.it

cantante, autore, saggista

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