Imparare a scrivere in Napoletano Lezione XIV – Le contrazioni 

Qualche data e qualche tappa della lingua e dell’ortografia napoletana.

960 – Un anonimo scrivano redige il Placito di Capua. Il primo documento in Italia non scritto in latino ma in volgare napoletano.

1268 – Matteo Spinelli, sindaco di Giovinazzo, scrive i Diurnali, una cronaca degli avvenimenti più importanti del Regno di Sicilia dell’XI secolo. La prima opera scritta in “volgare del sud Italia”.

1303 – Dante scrive il trattato De vulgari eloquentia (L’eloquenza in lingua volgare), in cui analizza versi nel “volgare del sud Italia”, definendolo pugliese.

1339 – Boccaccio scrive l’Epistola napoletana (scritta in napoletano). Il primo testo di letteratura dialettale in prosa.

Si inizia a scrivere con più frequenza in napoletano ma, poiché non esiste alcuna grammatica a cui far riferimento, ogni autore impara attingendo da ogni altro autore (non solo napoletano ma anche toscano, siciliano, ecc.). Avviene così una sorta di “osmosi ortografica” in cui i vari scriventi si correggono osservandosi l’un l’altro. Tale modus operandi ha portato, col tempo, al consolidarsi dell’ortografia napoletana.

1442 – Alfonso V d’Aragona (detto il Magnanimo) viene incoronato Re di Napoli. Il napoletano sostituisce il latino nei documenti ufficiali: diviene la lingua ufficiale del Regno di Napoli.

1537 – Viene stampata (o ristampata) la prima raccolta stampata di Villanelle napoletane, a cura di Giovanni da Colonia. La Villanella è considerata la mamma della canzone napoletana moderna, grazie ad essa il napoletano arriva alle corti di tutta Europa.

(Il seguito… alla prossima puntata!)

Enzo Carro

www.enzocarro.it

cantante, autore, saggista

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