Sirena di Aurelio Raiola (Homo Scrivens) è una guida ai luoghi comuni di una città fuori dal comune, un viaggio nel quartiere della nostra infanzia, una ricerca delle radici per non perdere se stessi. Claudio Graziani troverà le risposte alle domande che non ha mai osato porsi.

Raiola

In Sirena c’è il racconto di un doppio viaggio  e il sospetto che non sappiamo guardare.

Sirena è un ritorno a casa del protagonista, Claudio Graziani, dopo trent’anni di fuga a Milano. Forse Graziani anche ora sta fuggendo, magari da una vita che non gli piace più, ma di sicuro è in cerca di qualcosa: vuole scrivere una guida turistica di Sirena. E non importa che sia una follia, un’idea senza senso, lui è tornato e vuole girare tutto il quartiere. L’accompagnano Nino e Ninetta, due ventenni che gli mostreranno vie e monumenti, persone e cose, in un viaggio nel ventre di Napoli che durerà un giorno. Il libro parla di questo viaggio, dove i tre toccheranno diversi punti del quartiere a piedi oppure sull’L3, il tram a fasce gialloblu della copertina. A ogni fermata i nostri verranno a contatto con monumenti e persone che racconteranno le loro storie e le loro verità. Ma Sirena è soprattutto un viaggio circolare dove lo sguardo si posa in continuazione sulla meraviglia che ci circonda. E non importa se si rischia di arrivare tardi alla meta, perché forse la meta è proprio lì, nel cogliere gli squarci belli che ancora esistono nel grigio che ci ammorba.

Come si sfugge all’oleografia quando si prova a raccontare Napoli in modo inedito? Pensa di esserci riuscito?

Questo devono dirlo i lettori. Io ho voluto scrivere una storia che parla delle storie di Sirena, un quartiere che non c’è eppure tutti sanno dov’è. E per sfuggire all’oleografia ho dovuto immergermi in essa, ficcarci la penna fino al gomito e arrivare al nocciolo, prendere i luoghi comuni e rivoltarli. Sirena è un luogo comune al quadrato che prende in giro i luoghi comuni ma da essi trae linfa e guarda con speranza al futuro. No, non credo di essermi innamorato di un’iperbole letteraria, credo davvero che ci siano in noi, parlo di Napoli, ma anche di sud e, perché no, di tutta Italia, tutti gli elementi, tutte le basi su cui costruire un futuro diverso dal presente che stiamo subendo, un futuro migliore, più giusto e a misura d’uomo.

Pensa che Napoli sia una città fuori dal comune?

Sì, e non ci vuole la zingara per indovinarlo. È fuori da ogni canone in tutti i sensi – una storia antica che parla ancora, un centro storico vivo e pulsante – e per tutti i sensi: ha colori, profumi, suoni e gusti che vantano più tentativi di imitazione della Settimana Enigmistica. Ma nessuno riuscito.

Quanta parte ha l’umorismo in Sirena?

L’umorismo è l’humus in cui si sviluppa e cresce tutto il libro. È il punto di partenza e di arrivo della storia, di tutte le storie. Perché anche quando il protagonista si crogiola un po’ nella malinconia alla fine l’umorismo dà uno scatto di orgoglio e parla di Napoli e di come siamo finiti. Ma anche della Lega e del suo veleno che goccia a goccia ci ha mitridatizzati e resi sordi a ogni dolore; parla dei giovani, delle origini del minollo, della miracolosa viagrella e della canonizzazione di Santa Scura.

Un romanzo in cui si mescolano stili, registri e generi letterari diversi. Fino a che punto può dirsi romanzo?

Sirena è stato il primo libro il cui genere è stato votato dai lettori, e a larghissima maggioranza. Sin dai suoi esordi l’editore commissionò alla Dixan un’arditissima indagine di mercato e alla domanda: “Preferite che Sirena sia una raccolta di racconti o un romanzo?”, la risposta è stata: “Romanzo, romanzo! Sempre meglio di un calcio nei reni”. E romanzo sia.

 In scena al teatro Il Primo dall’8 maggio, Sirena diventa spettacolo teatrale

Sì, dopo un anno di romanzitudine Sirena ha deciso di cambiare. Annoiata dalla solita vita, le solite nuove rotatorie e le solite inaugurazioni di metropolitane, ha voluto tramutarsi in spettacolo teatrale. Io sarei rimasta com’ero, la vita scorreva bella e felice e tutto sommato qualche pretendente l’avevo. Ma le donne sono fatte così – sì, Sirena è donna, l’ho scoperto qualche tempo fa, da quando ha cominciato a chiudersi in bagno –, ha studiato, si è impegnata e ha spiccato il volo. Ma finora non mi ha fatto vedere niente, e solo l’8 e il 9 maggio avrò il piacere di ammirarla al Teatro Il Primo. Ma ho un po’ paura, non so se sono pronto a vederla “grande”. Mi fate compagnia?

Enza Alfano

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