per i Pezzulli di Luciana Pennino: Un gioco per tutto l’anno

La cosa che mi faceva impazzire era travestirmi. A carnevale? Macché! Quanti pomeriggi rubati ai compiti, finiti in fretta e furia – Sì, mamma, ho fatto tutto – per correre due rampe di scale e andare a bussare all’amica del piano di sopra, dando inizio a quello che, più che un gioco, era un rito solenne di trasformazione e di libertà.

Lei aveva una valigia enorme – non era enorme ma a noi piccolette così sembrava – in cui erano stipati abiti e accessori di quando erano giovani la madre, la nonna e una zia zitella che viveva in casa con loro. Con un patto scellerato, promettendo studio forsennato e camera in ordine fino a che fosse rimasta a vivere in famiglia, pur sapendo che non avrebbe mai mantenuto la parola data, Brigida aveva strappato il beneplacito a fare l’impossibile del contenuto fatato di quella valigia. La realtà, però, era che a Brigida, viziata, gliele perdonavano tutte: anche se non manteneva per nulla l’accordo, insomma, a noi veniva comunque garantito il gioco più eccitante del mondo!

Il rituale prevedeva che ci chiudessimo nella sua camera – Non a chiave, però, Brigida! – e che nessuno entrasse se non annunciandosi prima, persino se avessero avuto come lasciapassare la cioccolata calda per la merenda. Ma non perché non volessimo mostrarci, anzi, il gioco si sublimava con una sfrontata sfilata finale, altrimenti dove sarebbe stato il sollazzo, ma non ci dovevano sorprendere ancora non perfettamente travestite. Eravamo delle perfezioniste, curavamo i minimi particolari, inserendoci anche il maquillage: le signore di casa, difatti, dovevano mettere a nostra disposizione pure i trucchi.  

Alcuni giorni ci piaceva fare salti nel passato e impersonare dame con strascico e parapallo, ottenuto coi cuscini sotto le gonne lunghe; altri pomeriggi, invece, ci piaceva diventare donne sofisticate pronte per serate da ballo con mise elegantissime; altre volte ancora non potevamo mancare di essere principesse in vesti sontuose e con tanto di corona, realizzata con una collana sfavillante di strass girata intorno alla testa e fissata con gli spadini, sempre forniti dalla casa. A pensarci ex post, eravamo legate a personaggi cliché, e non sono mai esistite volte in cui ci siamo travestite da donne lavoratrici o da mamme, come se il camuffamento desse il meglio di sé nel frivolo, nello sfarzo o nei tempi andati, a noi ignoti.

Comunque sia, quando eravamo pronte nel look, provavamo i passi per la sfilata e, tocco di classe, inventavamo le battute che ci saremmo scambiate in passerella, in modo che chi ci stava osservando, entrava nell’atmosfera dei personaggi che impersonavamo: un défilé teatralizzato, nientepopodimeno che!

Che malia, il travestimento: adulte in un baleno e questo, da piccole, era quanto di meglio potessimo chiedere all’universo, e in più, ogni pomeriggio la libertà di sceglierci la vita che volevamo… e quando ci ricapitava, un’occasione simile?

Luciana Pennino

“Ci dovrebbe sempre essere, in casa, un cestone di abiti smessi a disposizione del gioco del travestimento.” (Gianni Rodari)

A proposito dell'autore

Luciana Pennino

Il mondo e la gente mi incuriosiscono assai. Sono "leggera" nella scrittura e mi diverto nel fare ciò che mi appassiona. Penso che nulla sia più disarmante della gentilezza. Il mio esordio, nel 2017, è stato con "Primule fuori stagione" (Iuppiter Edizioni). Per Napoliflash24 pubblico settimanalmente i "Pezzulli" e curo le rubriche di interviste "La Bellezza salverà Napoli" e "Tips for Startuppers".

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