Il tenente Vincenzo Scala è uno dei tanti eroi dimenticati del Regno delle due Sicilie. Nacque a Napoli il 13 marzo 1844 dove morì il 30 agosto 1925. Per tutta la sua vita combatté valorosamente e rimase leale al governo borbonico.

Suo padre, Giuseppe Scala, era stato un generale di brigata e ispettore dei corpi facoltativi, e mori nello stesso anno in cui suo figlio Vincenzo, a soli otto anni, entrava alla Nunziatella. La madre di Vincenzo ottenne da Ferdinando II l’ammissione del figlio alla famosa e storica scuola militare, ed a soli 15 anni il ragazzo fu promosso alfiere di artiglieria. Era il 27 ottobre 1859 e dopo un breve periodo a Capua per l’addestramento, venne assegnato alla batteria comandata da Ludovico De Sauget. Il 28 giugno 1860, come un consumato veterano, diresse il tiro dei suoi cannoni dentro Palermo comportandosi con coraggio e valore. Fu decorato con la Croce di Diritto di S. Giorgio, il 1 agosto 1860 fu promosso 1 Tenente e l’11 settembre a Capua capitano di II Classe.

Messo al confino nello stato romano nel mese di novembre riuscì a rientrare a Napoli con i compagni Quandel e Sponzilli. Ritiratosi in famiglia si rifiutò sempre di aderire alle forze militari del governo Italiano e tenne vivo il ricordo della dinastia collaborando ai giornali leggittimisti, divenne la sua missione dopo aver lasciato la vita militare.

Fonte: Post di Mirko Speranza