La riduzione del numero dei parlamentari. È questa la priorità del Paese?

I cittadini si svegliano al mattino con il pensiero esclusivo di “tagliare le teste” ai componenti della Casta oppure hanno ben altri problemi? Eppure in questi giorni c’è chi parla di questa conquista come se fosse l’avvento del nuovo mondo. Il dubbio è che questo provvedimento sia l’eredità della fase populista, della stagione del “vaffa day” del M5S prima maniera. Il Movimento ha portato avanti questa battaglia e il Pd, sebbene a malincuore, ha deciso di adeguarsi per non far saltare il tavolo. Ma, da solo il taglio dei parlamentari non basta. Perché al di là del risparmio economico
con meno teste in Parlamento restano sul tappeto questioni di sostanza: come garantire degnamente la rappresentanza territoriale, la presenza del pluralismo delle forze politiche, delle diverse identità. In pratica, si può ridurre il numero dei parlamentari se in contemporanea si riscrive la nuova legge elettorale e i nuovi collegi. Che, con il minore numero dei rappresentanti, diverranno di vaste proporzioni. Con il risultato che il rapporto tra eletto e suo territorio di provenienza diverrà ancor più illusorio. Quindi non si può pensare di lasciare da sola questa
innovazione” se viene inserita in un quadro complessivo di ridefinizione degli assetti costituzionali e istituzionali.
Altra partita è quella della riduzione degli emolumenti. Ma davvero vogliamo trasformare il nostro Parlamento in una sede distaccata dell’ufficio di collocamento?
È chiaro che nessun professionista metterebbe più a disposizione dello Stato il suo sapere e le sue competenze se dovesse essere messo nelle condizioni di guadagnare quattro soldi rispetto a quanto guadagna invece, dalla sua normale attività.
Fumo negli occhi del peggiore sentire di questi tempi bui, dove le competenze e la professionalità sembra non abbiamo alcun valore. Riempiamo pure il Parlamento di illustri disoccupati, riduciamo tutto alla sagra dell’uomo qualunque e poi affidiamo nelle mani inesperte le nostre sorti.
Certo non è che fino ad ora le grandi mani esperte abbiamo fatto così tanto bene, ma come si dice al peggio non c’è mai fine.
Quindi, l’auspicio è che si passi al più presto a toccare le vere emergenze del Paese: la crescita, il Mezzogiorno, la lotta all’evasione fiscale.

Patrizia Sgambati