Ieri sera ha esordito, al teatro Diana di Napoli, la prima opera teatrale dello scrittore napoletano Maurizio De Giovanni, “Il silenzio grande”, diretta con grande abilità da Alessandro Gassman.

È la storia della vita familiare dello scrittore di successo Valerio Primič, (Massimiliano Gallo), sua moglie Rose (Stefania Rocca), i suoi due figli Massimiliano (Jacopo Sorbini), Adele (Paola Senatore) e della loro cameriera, la fedele ed intelligente Bettina (Monica Nappo), che porta in scena la complessità dei rapporti familiari: un padre “sconnesso” emotivamente dalla sua famiglia e dalle sue dinamiche. La storia presenta i temi sempre attuali dei problemi di coppia e genitori-figli nell’eterno gioco di accuse su reciproche mancanze e responsabilità.

Come tutte le storie di vita, è un’insalata agrodolce di commedia e di dramma, divertente con un retrogusto amaro. Ma grazie alla complessità della sua trama ed alla sua realizzazione, la rappresentazione diviene grande, no, forse immensa come una delle opere di Eduardo.Il silenzio grande” è una storia sull’incomunicabilità della vita quotidiana, tanti silenzi piccoli che diventano uno grande, ma questa è la grandezza di questa storia che se è eduardiana per la forza delle idee e delle emozioni che trasmette, diviene anche pirandelliana per il gioco sottile di apparenze per cui le cose sono solo momentaneamente quelle che sembrano, acquistando il loro vero significato solo alla fine. 

Di più non può essere detto della trama, che sembra, come il film “La vita è bella”,  un collage di due generi diversi: il primo atto, una commedia; il secondo, un dramma. Nella tradizione della migliore letteratura, c’è l’imprevedibilità della svolta finale, alla luce della quale si ripercorrono e reinterpretano tutte le parole, le battute scambiate dai protagonisti e si comprendono nel loro vero significato. Il tutto è supportato da una scenografia iperrealistica, con effetti di luce e proiezioni olografiche che impongono con forza allo spettatore di entrare in questo spazio familiare, quasi trasformando l’azione teatrale in una cinematografica. Stiamo guardando un film degli anni ’70, in cui la fotografia e la pellicola hanno acquisito il color seppia del tempo.

L’azione si svolge in una in una camera: lo studio/libreria di Valerio dove lui sembra trascorrere tutto il suo tempo, dove crea le sue opere letterarie, circondato dai suoi libri e dalla vecchia radio di suo padre, e dove viene visitato dai suoi familiari e dalla saggia cameriera Bettina, l’unica con cui sembra avere un “vero dialogo“, interloquendo con lui costantemente. È una stanza amata ed odiata dal resto della famiglia, perché si interpone tra lui e loro e la comunicazione che vorrebbero avere, ma soprattutto è il simbolo del suo successo, della sua arroganza e remota presenza affettiva ed emotiva.

Ma nonostante tutto questo risentimento verso questo ambiente, la stanza è l’unico canale di comunicazione che i suoi figli e sua moglie hanno con lui. Alla luce della scoperta finale la stanza diventa il rifugio paterno che tutti loro hanno sempre cercato. L’opera è una piece teatrale in costante bilico e perfetto equilibrio fra il dramma e la commedia, con una regia audace che destreggia con abilità tutti gli elementi narrativi per far capire i significati degli eventi al momento giusto. Questa è una storia stratificata in cui ad ogni livello si comprendono gli eventi per quello che apparentemente sono in quel momento, attraverso una serie di piccoli colpi di scena che conducono al tassello finale che fa acquistare un significato diverso, fornendo la chiave di lettura che decodifica tutta la storia.  

Le conversazioni tra Il padre ed il resto della famiglia, che viene a confessarsi da lui, sono a tratti esilaranti ed a tratti drammatiche. Valerio Primič, interpretato da uno straordinario, sottile ed istrionico Massimiliano Gallo, che entra perfettamente sotto la pelle del personaggio: lo scrittore di successo, testardo, sognatore che però non pubblica più nulla da venti anni soffrendo di un apparente blocco dello scrittore. Valerio vive rintanato nel suo studio, ignorando i problemi economici della famiglia, in un mondo di libri ordinati e suddivisi ”per omogeneità emotiva”, una catalogazione che solo lui comprende. È solo la fedele cameriera Bettina, una bravissima Monica Nappo, la vera anima della famiglia, che lo guiderà, e cercherà di fargli capire la realtà delle cose. C’è poi la moglie Rose, interpretata con sensibilità ed intelligenza da Stefania Rocca che riesce a trasmettere la complessità psicologica e sentimentale della situazione. Il figlio Massimiliano, un esplosivo Jacopo Sorbini dalla difficile vita interiore piagata da forti insicurezze, ed infine la figlia Adele, dalla complessa vita sentimentale, l’unica che condivide l’amore del padre per quella stanza, assolutamente realistica e coerente nella manifestazione dei suoi sentimenti nei confronti di suo padre e della vita, interpretata dalla bravissima Paola Senatore. un plauso anche al gatto che all’improvviso, durante un dialogo tra Bettina e Valerio, è apparso sul palcoscenico, e tra lo stupore della cameriera – e come è entrato questo gatto – e la pronta replica di Massimiliano Gallo è certo, lasci sempre tutte le finestre aperte per far prendere aria la stanza, e il gatto del vicino entra – ha strappato un sorriso a loro stessi, ed al pubblico per l’inaspettata entrata in scena del felino e la prontezza d’improvvisazione degli attori.

Quindi bravi tutti! Bravi Maurizio De Giovanni e Alessandro Gassmann per aver creato un’opera che rimane con te anche quando lasci il teatro per le emozioni che ti ha fatto vivere tra le sua magiche mura, ma che come tutte le belle storie, ben raccontate, “ti rimangono addosso come una nuova pelle” – così come ha detto Massimiliano Gallo alla nostra telecamera – . Bravi gli attori che si sono mostrati all’altezza di una storia così potente, che spiazza. La prima opera teatrale di De Giovanni provoca una forte scossa emotiva che lascia con un nodo alla gola e paradossalmente senza parole, perché a volte le emozioni, i sentimenti non possono essere espressi, a volte le parole non bastano, a volte il silenzio fa più rumore…

Simona Caruso

Teatro Diana 

Via Luca Giordano 64 – tel. 081 5567527 – 081 5784978

http://www.teatrodiana.it/

Dal 30 ottobre al 10 novembre

“Il silenzio grande”

di Maurizio De Giovanni 

con Massimiliano Gallo, Stefania Rocca, Monica Nappo, Paola Senatore, Jacopo Sorbini

diretto da Alessandro Gassmann.