Il “Real ponte Ferdinandeo” sul Garigliano

Nel 1828 Francesco I di Borbone incaricò l’ingegnere Luigi Giura di concepire un ponte in ferro sul fiume Garigliano, sull’esempio di quelli in costruzione negli altri stati europei. Dopo pochi mesi l’ingegnere Giura presentò il progetto che trovò subito d’accordo il Re, il quale ordinò di indire una gara di appalto esclusivamente a ditte del Regno. I lavori iniziarono il 20 maggio dello stesso anno. Il giornale inglese “The Illustrated London News” pubblicò una notizia nella quale metteva in dubbio le capacità costruttive dei napoletani sottolineando la caparbietà del Re di primeggiare a tutti i costi mettendo a rischio tutto il suo popolo. Proprio nel momento in cui si iniziavano i lavori il ponte di Londra venne chiuso, mentre quello di Parigi e quello in Austria crollarono, mettendo in discussione la bontà dei progetti riguardanti questa tipologia di ponti. Tuttavia nel Regno delle Due Sicilie i lavori continuarono alacremente. Il solito giornale inglese annunciò al mondo la fine della costruzione dell’opera il 4 maggio del 1832, affermando che seppure il ponte fosse stato completato non si procedeva all’inaugurazione per paura di un rovinoso crollo.

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Il 10 maggio, dopo meno di una settimana invece, Ferdinando II – nel frattempo succeduto al padre – si presentò sulle due rive del Garigliano davanti alle torri di sostegno del ponte alla testa di due squadroni di lancieri a cavallo e 16 carri colmi di materiali e munizioni, sotto gli occhi attenti di ambasciatori, militari e della popolazione. Il sovrano si piazzò al centro del ponte con la sciabola alzata e con voce ferma comandò agli uomini di passare più volte in ambo le direzioni, prima al trotto e poi al galoppo, infine alla carica. Tutto il ferro che servì alla sua costruzione venne dalle ferriere di Mongiana in Calabria (oggi chiameremo acciaierie), ma la caratteristica che distingueva il ponte del Garigliano rispetto a quelli esteri era lo speciale trattamento che il Giura riservò al ferro attraverso un apposita macchina da lui realizzata e chiamata “astatesa” che dette al ferro dolce quella flessibilità che ha garantito al ponte di resistere fino al 1943, quando i tedeschi in ritirata fecero passare tutte le loro armate e i loro panzer prima di farlo crollare. Il ponte del Garigliano fu il primo ponte in ferro d’Italia al quale seguì quello realizzato sul fiume Calore intitolalo alla Regina Maria Cristina. Attualmente il ponte è stato restaurato e riportato al suo antico splendore.

Gerry Sarnelli