Nel 1960 nasceva la Polistil, un’azienda milanese produttrice di giocattoli che ricorderete benissimo (chi non ha sognato per una volta di giocare con la splendida pista), ma anche la Banca Popolare di Bari, primo gruppo creditizio autonomo del Mezzogiorno; agli Oscar invece il film “Ben Hur faceva incetta di premi (11 statuette) anche se nello stesso anno, a proposito di grande cinema, veniva a mancare prematuramente il divo di Hollywood per eccellenza, Clark Gable. Intanto veniva pubblicato il noto romanzo di Alberto Moravia, “La noia“, la Serie A vedeva la vittoria della Juventus e veniva giocato il primo Campionato Europeo di calcio, torneo che vide il successo dell’Unione Sovietica. Nascevano Antonio Banderas, Ayrton Senna e Jean-Claude Van Damme ma in un paese a sud di Buenos Aires (Lanus), capitale dell’Argentina, una donna umile, in un contesto altrettanto umile, metteva al mondo un bambino che avrebbe cambiato la storia del calcio argentino, mondiale, ma soprattutto del popolo napoletano tutto, ancora oggi devoto alla sua figura: il 30 ottobre del 1960 nasceva il più grande calciatore di tutti i tempi, Diego Armando Maradona!

Si è scritto e detto tutto su questo autentico fenomeno, amato e idolatrato dai propri tifosi ed ammirato dagli appassionati obiettivi ed incapaci di odiare; sentimento questo appartenente a tanti dei suoi detrattori, assolutamente devastati dalla sua figura carismatica, scintillante, onnipotente quasi. Diego che per tanti ha significato rivalsa, riscatto, orgoglio, rinascita, per altri invece ha costituito elemento destabilizzante, scheggia impazzita, nemico da battere. Il suo è sempre stato animo buono, vicino ai deboli ed il suo essere spavaldo e sbruffone, senza peli sulla lingua e sempre pronto a denunciare senza mezze misure le angherie dei poteri forti ne ha anche decretato il suo inevitabile declino fisico e mentale; era un uomo pericoloso per la sua personalità e per la sua capacità di trascinare le proprie squadre sì, ma anche le masse. Arrivò a Napoli e non ci mise molto a capire che per vincere ci sarebbe stato bisogno di un mezzo miracolo (a Firenze in un’intervista dopo-gara si lasciò andare ad un eloquente “Il Napoli per vincere deve farlo non solo contro l’avversario sul campo…“) intuendo quella che ancora oggi resta la condizione geo-politica del nostro paese, compreso quello pallonaro (ma c’è ancora chi ignora questa lapalissiana verità?). Un Dio venuto a Napoli (e dove sennò) per dimostrare la sua superiorità schiacciante; soltanto così si può spiegare quel periodo che vide vincere gli azzurri Scudetti, Coppe nazionali ed anche un trofeo europeo (Coppa Uefa) dopo anni di delusioni, mancate vittorie, umiliazioni e tentativi di emergere sempre respinti sul nascere. Lui invece riuscì a sovvertire gli schemi, fece saltare il banco e per alcuni anni ha rappresentato il nemico numero uno del Palazzo in Italia, riuscendo nell’impresa impossibile di strappare vittorie al nord imperante. Un ribelle, come quando per vendicare il nemico inglese decise di umiliarlo sul campo, nella massima competizione mondiale, con un gol di mano (La mano de Dios) e con quella che ancora oggi è considerata la rete più bella della storia, la serpentina partita prima della propria metà campo! Non basterebbero giorni per narrare la sua grandezza, le sue mirabilie sul campo, le sconfitte nella vita per eccessi e troppe pressioni, milioni di aneddoti su Diego, non si finirebbe più; mi piace ricordarne però uno buffo di aneddoto, un simpatico siparietto che rappresenta anche simbolicamente la goffaggine di chi per invidia, delusione, rancore, è portato a parlare in maniera imparziale, non obiettiva, facendo la figura del cretino. Capitò in quella estate del’84 quando l’ingegnere Ferlaino in un blitz in terra catalana per riuscire a strappare Diego al Barcellona si sentì dire dal barista dell’albergo in cui alloggiava una frase agghiacciante: “Sta prendendo un pacco!” Non conosco la storia di questo signore, la fine che ha fatto, la vita che ha condotto, so per certo che la sua esternazione è stata quanto mai di buon auspicio per le emozioni, i ricordi, le gioie di tutti noi napoletani. Ad avercene di altri pacchi così…

Sessant’anni fa nacque Maradona, da quel giorno, è il caso di dirlo, il mondo non fu più come prima…

TANTI AUGURI CAMPIONE INARRIVABILE, TANTI AUGURI DIEGO!