Il racconto dell’Officina delle parole, laboratorio di scrittura creativa di Vincenza Alfano,   di  questa settimana è di  Mariantonietta Mattei.

  P I E R O  O B I S

    Maria Antonietta Mattei

Ce l’aveva fatta!

Piero poteva dirsi soddisfatto.

Le sue ultime volontà, per meglio dire, le cose che aveva sempre detto ai suoi cari erano state esaudite.

Persino un tiepido sole si era reso complice e lo aveva accompagnato discretamente nel suo breve, definitivo, ultimo viaggio. La stagione giusta per non creare ulteriore disagio a quanti lo avevano seguito per fargli compagnia. Una bella giornata di fine marzo, un leggero venticello che cercava di alleggerire i pensieri tristi di tutti i presenti o perlomeno li aveva resi più tenui.

Gli amici al corteo, non moltissimi. C’era solo chi davvero gli aveva voluto bene e aveva voluto accompagnarlo a destinazione senza brusii o chiacchiere qualsiasi.

Certo, avrebbe voluto ritardare di qualche anno questo suo viaggio ma tutti i tentativi per sottrarvisi erano stati vani e così tutto l’amore e le premure di chi gli era stato vicino.

E lui che aveva sempre amato il bello e aveva conosciuto luoghi incantevoli aveva sempre immaginato come sua ultima dimora un rifugio, un posto di pace, di familiari certezze.

…Era nato nell’ultima casa, vicino al mare con la sabbia che faceva da giardino.

Quando il vento minaccioso sibilava tra gli scogli, si affrettava a raggiungere la finestrella, su nell’abbaino, per guardare  i gabbiani che sfrecciavano tra i fulmini e le onde minacciose che cancellavano la riva.

Gli spruzzi salati, la sabbia fine e setosa, i tuffi al primo sole e gli anfratti dove si nascondeva per gustare la granita di limone. Tutte sensazioni mai dimenticate.

Così aveva vissuto l’infanzia e poi l’inaspettato trasferimento di papà Ercole, ferroviere.

Altre scene, altra vita.

… Cime imponenti innevate di bianco, lastre lucenti di roccia o di tappeti erbosi, giornate di sole cocente, passeggiate nei boschi a cercar legna, aria sferzante, rovi tanti rovi con braccia e ginocchia segnate, ritmi lenti di chi con fatica e tenacia assapora la vita .

E così per tanti anni a girare, vagando per luoghi diversi, fino a quando l’aveva  scoperto per caso.

Un piccolo cimitero che odorava di mele.

Sì… proprio di mele. Due fazzoletti di terra ai due lati dell’ingresso.

Due distese di mele vermiglie e ciuffi di donne ricurve, intente a rigirarle con cura. Tanti colori e un chiacchiericcio allegro, confidenziale. In lontananza campi di grano e dolci colline. Varcata la soglia, un giardino fiorito, tante piccole croci e lastre di marmo con parole d’amore.

A ogni vialetto, niente cipressi ma tanti alberi con chiome copiose e tante  borse colorate  aggrovigliate ai rami spioventi.

Piumini, spazzole, detersivi. Tutto l’occorrente per essere usato da mani pietose e amorevoli, tutto a portata di mano. Magica ordinaria quotidianità familiare.

Ora Piero è arrivato… E può dirsi soddisfatto.

Un luogo tranquillo di non grandi emozioni con l’odore di mele, le dolci colline, le voci lontane che sanno di casa, di vita, di lavoro, di gente di terra un poco pagana, un poco di fede.