Un racconto pacato e intenso “Esperienza indelebile” è l’esordio letterario di Maddalena Manzi, tra gli artigiani della parola che lavorano nell’Officina, laboratorio di scrittura creativa di Vincenza Alfano, presso Iocisto la libreria di tutti.

Il tema trattato è terribile e non ammette intrusione della voce narrante per spiegare o commentare. Assenza di giudizio e didascalie per un racconto duro nell’evidenza di un fatto drammatico. Annichilisce l’idea che nulla si possa fare contro la violenza subdola e feroce ai danni di bambini. Un esordio memorabile per una scrittrice che, muovendosi in punta di piedi, sa lasciare un segno indelebile.

Il racconto concorre al concorso Napoliflash 2018. Si vota con un like.

“Esperienza indelebile”

Maddalena Manzi

I due bambini scendono le scale lentamente, Ciro con una manina paffuta si regge al corrimano e Lucia, che è la più grande, lo tiene dall’altra facendo attenzione a dove mette i piedi. E’ ora di pranzo e dalle case esce odore di cucinato. Anche la mamma stava preparando da mangiare, quando si era resa conto di non avere più uova per la frittata. Lucia solerte si è offerta di andarle a prendere al negozio di fronte e Ciro ha preteso di accompagnarla.

Al secondo piano la porta di Pinuccia è aperta e la sigla del telegiornale mista al fracasso delle pentole accompagna i bambini nella discesa in un frastuono rassicurante. Finalmente arrivano al piano terra, sulla destra ci sono le cassette della posta e un uomo sta imbucando dei volantini inumidendosi le dita con la saliva per staccarli. Il sole inonda violentemente l’ingresso del palazzo e Lucia non riesce a vederne il volto. Sta per aprire il portone di alluminio anodizzato ma l’uomo si mette davanti e glielo impedisce.

  • Ciao, come stai – le dice -Come sei diventata grande e lui è già un ometto.

Lucia stringe forte la mano di Ciro e guarda il volto dell’uomo giovane, ma non lo riconosce.

–   Come non ti ricordi di me? Ti conosco da quando eri piccola.

Lucia sorride timidamente scavando nella mente ma proprio non si ricorda. Intanto l’uomo le accarezza il viso con la mano ruvida che puzza di sigaretta. Lucia si immobilizza mentre l’uomo passa la mano sui riccioli biondi di Ciro e lo fa ridere facendogli il solletico sotto il mento. La bambina tira il fratellino verso di lei ma l’uomo la blocca posando le mani pesanti sulle spalle poi le fa scivolare velocemente sul seno acerbo, un attimo così fugace che lei non è sicura sia successo davvero. La sensazione di fastidio però è reale. Lucia se ne vuole andare ma le gambe sono molli e non si muovono. Ancora cerca di ricordare chi è questo signore ma ora ha deciso deve andare via da lì. Qualcuno sta aprendo il portone, Lucia guarda con speranza verso l’ingresso: è la madre di Pinuccia che entra e la saluta. L’uomo ha ripreso a imbucare volantini disinvolto. Lucia si riprende, trascina il fratello ed esce dal palazzo. Attraversa la strada, entra nel negozio, prende le uova va alla cassa a pagarle e compra pure le Big Babble a Ciro come promesso. Ritornata a casa, la mamma la ringrazia ma si accorge subito che la bambina è strana, pensierosa. Deve insistere un po’ ma alla fine Lucia timidamente le racconta tutto. La madre è sconvolta, esce sul balcone e insulta dall’alto un passante con un mazzo di fogli in mano. La bambina si spaventa, non ha mai sentito la madre usare quel linguaggio e inizia a piangere. La donna allora si calma, si china sulla bambina, la stringe forte e a lungo. Non può fare altro, non può cancellare quell’esperienza indelebile.