Laura Costantini e Loredana Falcone in trasferta da Roma per presentare il loro ultimo romanzo “Il puzzle di dio”, calorosamente accolte da un pubblico di amici e scrittori napoletani

Laura e Loredana

 

Hanno scelto quello che è già diventato un luogo simbolo della città: la libreria sociale Iocisto nata per volontà popolare come atto di resitenza alla chiusura di molte antiche librerie napoletane. Un’esperienza straordinaria che sta già facendo molti proseliti. “Il puzzle di dio” di Laura Costantini e Loredana Falcone è una storia avvincente e ricca di colpi di scena. Racconta un mistero che potrebbe riguardare la fine del mondo. L’eterna lotta tra il bene e male si dipana attraverso una trama copiosa che scorre verso il finale senza cali di ritmo ma con le giuste accelerazioni e senza alcuna smagliatura. Un meccanismo perfetto. Ed è già un successo: circa settecento le copie vendute a oggi.

“Il puzzle di dio” è uno dei tanti romanzi (sono 10) scritti a quattro mani da Laura Costantini e Loredana Falcone. Come nasce e da quanto dura il vostro sodalizio?

Laura: Il sodalizio nasce sui banchi di un liceo di periferia, a Roma. Quarta ginnasio, ci sediamo una accanto all’altra. Cominciamo a chiacchierare…

Lory: Veramente se non ero io a dirti “siediti qui”, altro che chiacchierare.

Laura: Lei è sempre stata quella più impulsiva, in effetti. Comunque, si chiacchiera, si scopre che ci piace leggere e scrivere, si decide di mettere insieme un romanzo con un’astronave che carichi a bordo tutta la nostra classe.

Lory : Inventammo il feuilleton di classe. Li facevamo leggere a puntate. E chi si comportava male faceva una brutta fine.

Laura: Da quanto dura il sodalizio… meglio non dirlo.

Lory: Un indizio, la sera si correva a casa per non perdere la puntata di Happy days.

È il vostro un idillio senza ombre?

Laura: Vuoi sapere se litighiamo?

Lory: Litighiamo, non spesso, ma quando capita…

Laura: Il fatto è che le persone sembrano non riuscire a capacitarsi che due donne possano andare d’accordo da qualche decennio e acquisire una piccola “popolarità” equamente condivisa senza prendersi a capelli.

Lory: Ci provano sempre a mettere zizzania, ti prendono da una parte e con aria cospiratoria bisbigliano “a me lo puoi dire, sei tu quella che scrive, vero?”

Laura: Per non parlare di chi, sempre in separata sede, viene a dirti “io lo so che sei tu la più brava delle due”.

Lory: Ci facciamo delle grasse risate e lasciamo che pensino quello che vogliono. Compreso che Laura mi tenga volutamente nell’ombra, quando invece io ci godo proprio a essere la metà oscura del duo.

Laura: Si risparmia un sacco di lavoro, lei.

Com’è nata l’ispirazione de’ “Il puzzle di dio”?

Lory: Da un articolo di giornale che Laura ha letto nel 2002. Vi si raccontava della mappa del creatore, una serie di lastre misteriose custodite in un museo di Ufa. A lei piace spigolare a caccia di notizie come questa.

Laura: Un altro lavoro che lei lascia volentieri a me.

Lory: Così puoi continuare a lamentarti.

In un romanzo d’avventura che mescola i toni della spy story col fantasy e l’avventura quanto conta il rigore nella costruzione dell’impalcatura narrativa?

Laura: Conta tantissimo. Attenzione maniacale ai particolari, ai dettagli, a tutto ciò che è accaduto nelle pagine precedenti avendo ben chiaro a chi è accaduto, quando e chi ne è a conoscenza.

Lory: Mi vengono i sudori freddi solo a ripensarci. È il tipo di romanzo che, mentre lo scrivi, ti chiedi chi te l’ha fatto fare e ti giuri e spergiuri che il prossimo si svolgerà a Centocelle, nel cortile di un condominio.

Le avventure di Lorenzo, Mattias, Sumitra e Nesayem, tutti a buon titolo protagonisti  della vicenda, dove conducono il lettore?

Laura: Si parte da Roma, si vola in Nepal, si torna a Roma, si riparte per il Marocco dove si prende una jeep e si affronta il grande Erg fino a Tamanrasset.

Lory: Con una certa difficoltà poi si torna a Roma e si raggiunge Torino dove il mistero si chiarisce. In parte. Poi si torna a Roma, per un epilogo col botto.

Laura: Ci sono lettori che ancora ci odiano.

Lory: E’ che volevano un finale rassicurante, di quelli che ti pacificano col mondo.

Laura: Esattamente quel genere di sensazione che non amiamo lasciare nel lettore.

Perché raccontare questa storia?

Laura: Perché ci sarebbe piaciuto leggerla, ma nessuno l’aveva scritta.

Lory: Perché eravamo stufe di vedere sempre gli americani nelle vesti degli eroi.

Laura: Perché volevamo portare alla ribalta dei personaggi femminili che lasciassero il segno.

Lory: Perché volevamo cimentarci, anche, con una storia d’amore omosessuale.

Laura: Perché volevamo, anche, cercare di capire le ragioni di chi fa scelte che il mondo giudica sbagliate.

Lory: Perché quando una storia ci ronza in testa dobbiamo buttarla su carta, ci costasse pure anni e anni di lavoro.

Hanno già un nuovo progetto Laura e Loredana?

Laura: Terreno minato.

Lory: Le ho ordinato di non lasciarsi sfuggire una parola che sia una.

Laura: Comunque stiamo lavorando a un nuovo romanzo. L’idea l’ha avuta Lory.

Lory: Ho fatto come lei, ho visto una cosa in tv e ho cominciato a rimuginarci sopra.

Laura: Quando me l’ha proposta, ne sono stata entusiasta.

Lory: Infatti le ho dovuto impedire di andare a spifferarlo ai quattro venti.

Laura: Possiamo fare un’eccezione per Enza?

Lory: No.

Enza Alfano