Veniamo dunque alla rivoluzione più importante della storia dalla nascita della UE: il Recovery Fund.

Il Recovery Fund è quanto di più vicino ad una obbligazione europea comune, fosse possibile concepire.

Fortemente voluto dall’Italia e osteggiato dai Paesi cosi detti frugali, ha finalmente visto la luce, grazie anche alle doti di negoziazione della Germania che ha convinto gli ultimi riottosi Paesi come la Polonia e l’Ungheria.

In pratica la UE a suo nome raccoglierà danaro sul mercato attraverso obbligazioni emesse direttamente e garantite dal suo bilancio.

Questo non prevede la mutualizzazione del debito pregresso dei Paesi membri, ma solo di quello futuro.

Il tetto approvato al momento è di 750 miliardi di cui 390 miliardi saranno erogati a fondo perduto e 360 miliardi sotto forma di prestiti a tassi agevolati.

Per accedere a questi fondi bisogna presentare un programma di utilizzo.

Le linee guida del programma prevedono criteri di sostenibilità ambientale (non meno del 37%), produttività, equità, stabilità macroeconomica. Inoltre la realizzazione delle riforme dovrà avere tempistiche credibili, pena l’interruzione dell’erogazione dei fondi.

L’Italia beneficerà di circa 209 miliardi di fondi di cui 81, 4 miliardi a fondo perduto e 127, 4 miliardi di prestiti.

La Bozza del programma presentato prevede questa allocazione dei fondi:

Una piccola nota personale. In un momento come quello che stiamo attraversando, 9 miliardi alla sanità sembrano davvero pochi, e a parte l’ipotesi remota del ricorso al MES che vale 36 miliardi, bisogna tenere presente che la situazione è appunto momentanea.

Nel contesto generale le riforme che, speriamo tutti, verranno attuate porteranno il nostro Paese ad essere di nuovo competitivo nel mondo economico al punto da generare un aumento del livello di vita che per lo Stato si traduce sempre in un aumento degli incassi.

La sanità è un capitolo strettamente nazionale (per noi anche regionale) di cui non si può occupare l’Europa.

L’Italia può migliorare il settore sanitario utilizzando le risorse interne che vengono liberate dalla destinazione dei soldi europei ad altri bisogni oppure finanziandosi sul mercato con titoli di Stato, che viste le migliorate condizioni finanziarie del Paese, ci costerebbero di meno rispetto al passato.

Le previsioni di aumento del Pil, grazie a questo progetto, vedono un aumento dello 0, 30% 2021 fino al 2,6% del 2026.

Il primo anticipo di circa il 10% dovrebbe arrivare già a gennaio 2021. E le previsioni di afflusso e spesa sono queste

Marianna Genovese – Consulente Finanziario certificato EFPA

mariannagenov@gmail.com

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