Nelle sale cinematografiche dal 12 dicembre il primo film di Natale 2019, intitolato appunto “Il primo Natale del duo comico siciliano Ficarra e Picone. È la storia di un prete e un ladro, il primo ossessionato dal presepe vivente e il secondo dai furti di materiale religioso antico, vengono entrambi attirati dalla luce in un canneto e quando ne escono, avendo fatto un viaggio a ritroso nel tempo di 2000 anni, si trovano nella Galilea dell’anno zero, poco prima della natività.

L’elemento del viaggio attraverso il tempo non è nuovo ed è stato affrontato da molti altri artisti come Benigni e Troisi, inNon ci resta che piangere” tanto per citarne uno. Ma i due comici siciliani hanno affrontato il tema con lo stesso «rispetto ed ammirazione che Benigni e Troisi devono aver provato quando scrissero l’oramai famosa lettera a Savonarola, avendo chiaramente in mente come modello la lettera scritta da Totò e Peppino in “Totò Peppino e la malafemmina”», come hanno dichiarato a Napoliflash24 durante la conferenza stampa tenutasi a Napoli all’Hotel Vesuvio.

Il tema principale del film, tuttavia, non è il viaggio attraverso il tempo, ma è appunto Il primo Natale, cioè la nascita di Gesù. Il viaggio attraverso il tempo, nonostante i nostri due eroi cerchino per tutto il film di tornare ai giorni nostri, è solo il mezzo narrativo che permette a Salvio e Valentino di “mettersi nel presepe” e diventare parte della “storia che ha cambiato il corso della storia. Da quest’idea di entrare a far parte del presepe, venuta ai due comici siciliani passeggiando per le strade del centro storico di Napoli, è nato “Il primo Natale”, un film sulla natività, come hanno dichiarato loro stessi nel corso della conferenza stampa.

È un tema complesso da trattare, quello della nascita di Gesù, è facile cadere nel blasfemo, nell’offensivo o peggio, nello scontato; i due artisti siciliani hanno saputo, tuttavia, scherzare sui luoghi comuni del presepe, hanno parlato di Giuseppe e Maria, di Erode, del bue e dell’asinello, divertendo, e trattando l’argomento con delicatezza. Non c’è nessuna critica o ironia sulla fede o sulla religione, le figure religiose vere e proprie sono solo sfiorate e mai prese in giro.

Ma la vera colonna portante di questo film è l’essere umano, non il divino; probabilmente è soprattutto per questo che il film non risulta in alcun modo offensivo o prevedibile. Maria dice ad un certo punto del film che sono gli “uomini a fare i miracoli”, e con un finale a sorpresa che forse è il vero tocco magico di tutto il film, si conclude una storia che ci dice che solo gli uomini si possono salvare attraverso la cooperazione e la fratellanza.

Meticoloso nell’ambientazione e nella ricostruzione storica basata sul Nuovo Testamento, nonché raffinato nella realizzazione, con una scenografia e cinematografia di tutto rispetto, il film si pone in modo diametralmente opposto ed originale rispetto ai tradizionali film natalizi italiani. È una commedia all’italiana che strizza l’occhio al cinema americano per l’imponente produzione che l’ha fatta venire alla luce. Una commedia di Natale dove, alla fine dei giochi, i vincitori sono i buoni sentimenti.