Una scia di luce appare in un posto in cui si immagina solo il buio. Una libertà interiore, fatta di emozioni profonde ed energie vive e fattive, si rivela nel luogo di reclusione per eccellenza. E così, la rappresentazione della nascita del Salvatore ciba l’anima di Bellezza, sia quella delle 40 allieve della scuola carceraria della Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli, che l’hanno resa possibile, sia quella di noi privilegiati che eravamo lì giovedì 13 Dicembre.

Costumi, davvero sontuosi, realizzati con stoffe di scarto tenute insieme da spille; scenografia curata nei minimi dettagli che fa da sfondo a una coreografia di danze e di azioni; immedesimazione e compostezza proprie di attrici professioniste; fascinazioni sonore della musica classica che si fonde a quella contemporanea ed etnica; ispirazione a testi della tradizione letteraria sacra e profana. A tutto questo, hanno lavorato le docenti e le allieve, con dedizione e determinazione.

Un insegnamento, semplice e forte, lo si riceve ogni volta che si ha la possibilità di esser presenti alle performance della scuola carceraria della CCF di Pozzuoli: stavolta è stato quello di praticare l’inclusione, di accettare, nei fatti, l’altro diverso da noi per pelle, lingua, religione o cultura. 

Ancora una volta queste allieve hanno dato fiducia alle loro insegnanti, e così hanno espresso la parte migliore di loro e ce l’hanno donata, con coraggio e con gioia

Il sonno di Benino, la danza di Salomè, il pane della fornaia, il braciere sempre acceso della caldarrostaia, e poi i Re Magi, il Munaciello, Pulcinella, le lavandaie, Maria pronta al parto… improvvisa, su tutto e su tutti, la voce del nostro Eduardo/Lucariello, con la sua reiterata domanda e addolorato per la risposta di Nennillo. A noi, invece, il presepe è piaciuto, e moltissimo!

…che la scia luminosa voluta nella scenografia di questo spettacolo indichi a tutti, liberi e momentaneamente non liberi, la speranza della rinascita, del rinnovamento, di un’altra opportunità!

Luciana Pennino