Il Napoli non sa più vincere, gioca male, pare svogliato e senza mordente: una involuzione spaventosa che ha portato ad una situazione di classifica indegna per un potenziale come quello azzurro ed a uno scoramento totale da parte dei tifosi. Di chi la colpa? Chi è l’artefice di questo disastro?

Il principale indiziato è proprio lui, l’uomo dei tanti trofei, dall’immenso carisma, un vincente insomma, Carlo Ancelotti. La maggioranza del popolo partenopeo ha individuato nel tecnico il capro espiatorio di questa assurda situazione; sì, assurda perché il Napoli prima che arrivasse lui era la più bella espressione di calcio in Italia (di gran lunga) e probabilmente d’Europa. Il confronto con quella squadra è addirittura imbarazzante e senza voler entrare troppo nello specifico, il tecnico emiliano ed il suo staff hanno miseramente fallito qualsiasi obiettivo in un anno e mezzo di lavoro. Vada per la prima stagione, ma in questa sessione estiva di calciomercato bisognava individuare alcune lacune ma soprattutto avere il termometro motivazionale di una squadra scarica ed avere il coraggio di scelte seppur impopolari. Ed invece si è accorti tardi che Ghoulam attualmente è un ex calciatore, che in difesa c’era bisogno di un leader, che a centrocampo la coperta è troppo corta e non vi è uno straccio di regista, che davanti ci sono mille folletti ma nessun bomber di razza (escludendo Milik che però è troppo spesso in infermeria). Sicuramente il suo disegno, la sua idea di calcio prevedeva dei meccanismi diversi da quelli del suo predecessore, e probabilmente gli uomini a disposizione (ottimi per carità) mal si sposano con tali concetti. La nostra idea però è che allenatore e società non abbiano fatto i conti con quelli che potevano essere i limiti mentali soprattutto della rosa. Il nostro pensiero è che questi ragazzi non ne abbiano più dal punto di vista psicologico, sul lungo. Spieghiamo: la gran parte della formazione “titolare”, gli uomini chiave insomma, sono quelli delle ultime dispendiose annate, dove ci si è divertiti, si è combattuto, si sono raccolti applausi, consensi e lodi, ma, come direbbe Mourinho, zero titoli. Questa triste realtà ha segnato ed usurato il cuore pulsante di questa squadra che ha smarrito energie, motivazioni e speranze di arrivare ad un risultato importante. Soprattutto e quasi esclusivamente aggiungiamo, in Italia; ecco spiegata la metamorfosi delle prestazioni tra campionato e Champions: il Napoli era partito anche bene ma si è cominciati ad avere tanti episodi strani e sempre a sfavore (una storia vista e rivista), e così la già precaria convinzione si è del tutto vaporizzata dopo i fatti con l’Atalanta. La squadra, abituata a competere, ha avuto l’ennesima spallata decisiva e si è passati da un’abitudine all’alta classifica ad una condizione di dover rincorrere e scalare posizioni, e adesso non è facile, anzi. In Europa la situazione cambia: stiamo dicendo che la squadra è convinta di vincere la Champions? Assolutamente no, ci mancherebbe. Ma per assurdo il Napoli è una squadra che se in serata (ed il Liverpool campione in carica ne sa qualcosa) può giocarsela con chiunque e far male a qualsiasi avversario, non ha l’assillo della vittoria e soprattutto non deve giocare contro il VAR (quello del Belpaese) ed interpretazioni scientifiche varie. Vi potrà sembrare una conclusione troppo elaborata o addirittura una sorta di difesa ad uno piuttosto che ad un altro; crediamo invece di aver letto a freddo semplicemente la situazione attuale del Napoli, quella che si è palesata settimana dopo settimana. Troppe critiche, troppe calunnie, la verità è che Ancelotti non è potuto diventare così stupido ed i calciatori così brocchi. Soluzioni? Non sta a noi trovare la medicina, di certo il gruppo deve ritrovare quello spirito di un tempo e trovare le forze almeno per una seconda parte di stagione degna. A tal proposito intanto, dopo un faccia a faccia allenatore-giocatori, la società ha comunicato un ritiro deciso dallo stesso mister a partire da mercoledì per preparare la gara del “Friuli” in programma sabato alle 18.

Anche il mercato di gennaio, senza strafare e con intelligenza potrebbe aiutare a portare una ventata di entusiasmo e soluzioni. A noi intanto, da tifosi, il dovere di stare vicino, sostenere la squadra e soffrire. Come da prassi!