Luca Delgado è un insegnante e scrittore Napoletano. Con lui abbiamo parlato delle parole, dure, del ministro Bussetti nei confronti degli insegnati del Sud.

Si è molto discusso delle polemiche alle parole del min. Bussetti: ‘’al Sud non servono fondi, ma più volontà’’

Lo trovo un insulto a decine di migliaia di studenti e lavoratori che tutti i giorni si impegnano nelle nostre scuole, malgrado le oggettive mancanze di fondi. Insegno da oltre 10 anni e nel mio girare per scuole negli anni di precariato, ho visto classi in cui scorreva l’acqua dal soffitto quando pioveva, scuole senza riscaldamento, scuole con laboratori chiusi perché non a norma, scuole senza palestra, scuole chiuse perché inagibili, scuole dove si facevano collette per acquistare la carta igienica. Non si capisce come impegnandosi di più si possano risolvere certi problemi. Quello del Ministro è un insulto non solo perché sottende che di sacrifici al Sud non ne facciamo abbastanza, ma perché cavalca uno stereotipo, sempre lo stesso, che al Sud si lavori poco. Bussetti ha provato anche a negare che fosse quello il significato reale delle sue dichiarazioni, un tentativo maldestro di metterci una pezza: quel suo tono sprezzante nel dirlo aveva tutta la carica emotiva di chi certe cose le pensa e le diceva fino a qualche annetto fa. Era molto spontaneo. 

Cosa direbbe a Bussetti riguardo le condizioni in cui i docenti meridionali si trovano a dover fare i conti ogni giorno?

Nulla. Preferisco invitare chi legge, a sforzarsi di capire che come categoria di lavoratori, ci siamo sentiti veramente discriminati dalle parole del Ministro. E che tutti dovrebbero sentirsi discriminati di riflesso, chiunque qui al Sud lavori onestamente, spesso in condizioni extra-ordinarie. 

Intanto gli studenti del Righi di Napoli sono stati a Boston per la finale di Zero Robotics. Certamente un esempio di eccellenza non trova?

Ma non sono gli unici, e per dirla tutta sono sicuro che anche al Nord vi siano esempi di progetti vincenti partoriti in contesti diciamo “difficili”. I ragazzi del Righi sono stati in finale a Boston magari anche per la tenacia che si tira fuori quando lavori con meno facilitazioni, ma è possibile che più semplicemente siano stati preparati bene dagli insegnanti e che siano molto bravi. L’eccellenza in questo caso sta nell’arginare il problema, nella raccolta di fondi fatta per pagare la trasferta, una raccolta senza la quale non sarebbero potuti partire. E lo ripeto, senza la quale non sarebbero potuti partire. 

Lei insegna. Crede che le parole del ministro siano un monito a fare di meglio, oppure mortificano e demotivano coloro i quali ogni giorno al sud lottano contro piaghe sociali quali l’abbandono scolare e situazioni di disagio?

Purtroppo non è il primo ministro a mortificare la nostra professione, e non sarà l’ultimo. Per fortuna, e chiunque insegni potrà confermare, chiusa la porta dell’aula si dimenticano le dichiarazioni, i provvedimenti e le mancanze di mezzi e fondi e si resta coi ragazzi a lavorare. E sono loro a darti la motivazione per andare avanti.