Accusata di essere trattata come una notizia di serie B per favorire il prossimo vaccino, e quindi garantire un business colossale alle case farmaceutiche, la cura del Coronavirus con il plasma dei pazienti guariti sembra passare in secondo piano sui principali media. L’accusa arriva da un presunto medico italiano, che opera alle isole Mauritius, Mauro Rango e che da alcuni giorni viaggia su whatsapp con un messaggio a firma dello stesso medico. Rango accusa in particolare Roberto Burioni, reo a suo dire di avere detto il falso sulla terapia col plasma.

Sul suo sito MedicalfactsRoberto Burioni ha voluto fare chiarezza, raccontando con un post i particolari della presunta cura segnalata da Mauro Rango. «Oggi è la giornata del whatsapp di Mauro Rango che da isole lontane ci comunica che la cura già esiste ma «non cielodicono» – scrive Burioni -. Per piacere, diventate capaci di distinguere da soli le sciocchezze dalle cose serie, soprattutto se siete miei colleghi. E se vi rendete conto che sono sciocchezze non le diffondete. Il Paese sta attraversando un momento difficile e l’ultima cosa di cui ha bisogno sono false notizie che possono disorientare i cittadini».

Il virologo Burioni sostiene che somministrare ai malati un siero proveniente da una persona iperimmune (tipicamente un soggetto guarito dalla infezione), per sortirne un effetto benefico è una procedura che già esiste e affonda le sue origini alla fine dell’Ottocento.


Rango nel suo messaggio divenuto virale scrive che alle Mauritius “hanno iniziato a fare la plasmaferesi dopo i primi decessi. Da quando hanno iniziato a trattare i pazienti con la plasmaferesi, in un mese si è registrato un solo decesso”. Il medico lancia la sua pesante accusa spiegando poi che “migliaia di vite si sarebbero potute salvare con farmaci e strumenti già in possesso e in uso in Italia. Farmaci e strumenti che hanno il grave difetto di costare pochissimo”.

Burioni incalza ricordando come il plasma di un donatore non è facile da preparare e economico, “è vero l’esatto contrario. Bisogna selezionare accuratamente i pazienti (ci vuole tempo e denaro), bisogna preparare il plasma, bisogna sincerarsi che il plasma non trasmetta altre malattie infettive (tutto quello che viene dal sangue è rischioso), bisogna valutare la quantità di anticorpi neutralizzanti il virus e anche escludere la presenza di anticorpi che possano danneggiare le cellule del paziente che riceverà la donazione. Inoltre, i diversi preparati sono difficili da standardizzare: in altre parole il contenuto di anticorpi sarà diverso da una preparazione all’altra e questo diminuirà in alcuni casi l’efficacia (somministriamo la stessa quantità di plasma, ma una diversa quantità di principio attivo)”.