“Il mare può renderci migliori”, così Antonio Rolli autore del romanzo sua opera prima “Il mare traverso” (Besa, pp.80, 2016, euro 12), mi ha dedicato il suo gradito omaggio. Un libro che ho letto tutto d’un fiato perché è una emozione che non vuoi interrompere.

È vero, il mare può renderci felici e noi uomini e donne che non sappiamo rinunciare a quella brezza che ci accarezza quotidianamente lo sappiamo bene. Non possiamo rinunciare a quell’immensità, quella profondità di campo che ci rende così sereni e inquieti al tempo stesso.

Il nostro mare, il Mediterraneo è il palcoscenico su cui prende forma la vicenda dei protagonisti del romando, Giuseppe Leonetti, un libraio salentino con la passione per la pesca, e Francesca, una ragazza che cerca in tutti i modi di raggiungere il giovane siriano di cui è innamorata e che sta scappando dall’orrore della guerra.

Giuseppe aiuta Francesca nel suo viaggio verso Creta a bordo del Cygnus un peschereccio che il libraio ha ereditato da uno zio pescatore. E lì a Creta, ad attenderla, dovrebbe esserci proprio il ragazzo siriano.

Una narrazione delicata e sapiente con la quale Antonio Rolli (giornalista professionista nato a Santa Cesarea di Lecce) ci racconta il breve viaggio intrapreso dai due protagonisti, che diventa un viaggio del cuore, alla ricerca di un genuino senso del vivere. È come se scegliendo di aiutare la ragazza, il libraio scegliesse, almeno per il tempo del viaggio, di alzare lo sguardo dal proprio ombelico, di occuparsi di quell’altrove, che fino a un minuto prima non lo riguardava. La guerra? La guerra è altrove. E finché non inciampi su una mina è difficile che tu ti accorga della guerra. I profughi? I profughi sono altrove.

Dovremmo comprendere tutti che quell’altrove ci riguarda, è cosa nostra, il mare nostro lo racconta, soprattutto quando diventa un luogo di morte per coloro che intraprendono i viaggi della speranza.

La storia di Giuseppe e Francesca è la loro via “traversa”. Una navigazione nel Mediterraneo che incrocia, come accade nella realtà altre vie, altre storie, altri uomini, altre disperazioni, altre gioie, semplicemente altri.

Dobbiamo amare il mare e se il mondo erge muri, alza barricate, basta sollevare lo sguardo e oltrepassare tutto volando.

“La musica dilata il tempo della felicità. Di questo abbiamo bisogno: di essere felici, qui, ora, nonostante il libeccio ostile, i motori in panne e le nuvole bastarde pronte a vomitare sulle nostre teste”.

Grazie Antonio, che in queste pagine ci hai regalato una storia di attese, di coraggio, di sofferenza e di speranza, esortandoci a credere nel futuro, nel prossimo e nella possibilità di essere felici nonostante i venti avversi.

Patrizia Sgambati