Il Mangiamaccheroni

Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Settecento i Napoletani furono protagonisti di un evento eccezionale, di una vera e propria rivoluzione alimentare: da “mangiafoglie” divennero “mangiamaccheroni” trasformando completamente il loro modo di mangiare.

Mangiamaccheroni

In ogni angolo di strada comparve la caldaia del maccaronaro affiancata dalla scodella colma di cacio grattuggiato solcato da nere righe di pepe, unico condimento dei maccheroni plebei fino all’avvento del pomodoro.

I forestieri, i tanti viaggiatori della Napoli del Grand Tour, guardavano stupefatti l’abilità dei napoletani nel portarsi alla bocca i cocenti maccheroni.

Mangiamaccheroni

Dumas padre, autore dei” Tre moschettieri”, durante il suo soggiorno in città, riferisce: “Il mangiatore del volgo si fa forchetta di due dita, solleva i maccheroni o i vermicelli mezzo palmo sopra la bocca e poi, facendo un lieve movimento di girazione a spirale, ve li caccia dentro senza sporcarsi ne scottarsi“.

Bisogna anche sfatare l’idea che il lazzaro vivesse di maccheroni; la pasta costava due soldi la libbra, il che la rendeva accessibile solo per la domenica e i giorni festivi. Durante il resto della settimana il popolino si nutriva di pizza in inverno, e cocomero in estate, di quest’ultimo nulla si buttava, perfino i semi, arrostiti, servivano a riempire lo stomaco e a sfamare.

Mangiamaccheroni

Numerosi ambulanti di generi alimentari sono stati  immortalati dalle folkloristiche oleografie di Gaetano Duro e dalle vecchie foto Alinari.

Annamaria Pucino
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