Non mi dite che non lo avete mai giocato o visto giocare… Natale per esempio. Quelli a cui la tombola proprio non va giù e che non sono giocatori da tressette spesso si rifugiano nel perdere tempo (o per i più venali conquistare qualche moneta…) a questo gioco che piace anche ai bambini. Personalmente non piace, così come tutti i giochi “a mazzo” (modo di dire napoletano per intendere che sono basati al 99% sulla sola fortuna, quella del posteriore…).
Siamo seri e cominciamo. Se la carta che vi esce distribuita dal mazziere è un 3 o un 4 queste… non si bruciano… Ve le tenete e basta.
Con un mazzo di 40 carte napoletane, il valore delle carte è quello facciale, mentre le figure valgono mezzo punto; il re di denari è invece la “matta“, che può valere mezzo punto oppure avere un valore intero qualsiasi.
Poi ci sono dei punteggi speciali: sette e mezzo d’emblée (un sette e una figura) e sette e mezzo triplé (due sette).
Il mazziere distribuisce in senso orario una carta a ciascun giocatore, se stesso compreso e per ultimo. Il giocatore di turno guarda la propria carta e fa la puntata ( il minimo e il massimo della puntata lo stabilirete prima); il giocatore potrà quindi decidere se accontentarsi del suo punteggio che ha in mano o chiedere una ulteriore carta. Il giocatore potrà scoprire la propria carta e farsi dare l’altra carta coperta (il discorso vale anche per le successive carte che potrebbe richiedere). Se sballa, il mazziere ritira immediatamente la puntata. Quando il giocatore decide di “stare” con le carte che ha in mano e che ovviamente non superano il totale di 7 e mezzo egli si dichiara appunto con “sto“, aspettando il risultato alla fine del gioco. Se il giocatore fa sette e mezzo, lo deve dichiarare, non fate i furbi! Il gioco prosegue servendo di volta in volta gli altri giocatori e alla fine il mazziere servirà se stesso scoprendo la propria carta e dopo aver dato uno sguardo alla situazione (chi è in gioco, chi ha sballato…) decide se cercare di migliorare il proprio punteggio o meno. Generalmente (ovviamente quando la presa è superiore alla spesa non c’è problema), se nel complesso patta il dare e l’avere il mazziere “si ferma“. A questo punto ritira tutte le poste con punteggio minore e uguale del suo e paga alla pari i punteggi superiori; poi paga posta doppia ai sette e mezzo d’emblée e tripla ai sette e mezzo triplé (siete sicuri che tutti giocate in questo modo?). Inoltre, il primo a fare sette e mezzo d’emblée o triplé diventa mazziere (salvo che non lo faccia anche il mazziere di turno). Se il mazziere fa sette e mezzo con più di due carte, allora paga alla pari i sette e mezzo d’emblée e una volta e mezzo i sette e mezzo triplé. Se fa sette e mezzo d’emblée, ritira la posta degli altri sette e mezzo d’emblée e paga doppia posta ai sette e mezzo triplé. Se poi fa sette e mezzo triplé, allora ritira tutto (tranquilli, anche a me è venuto il mal di testa, avendo sempre considerato semplice e alla portata dei bambini questo gioco).
Ultima regola: si può effettuare una puntata doppia (le due puntate non devono necessariamente essere uguali), come se si facessero due giocate in cui con una carta si “sta” e con un’altra si richiedono ulteriori una o più carte. Normalmente si agisce così quando si ha un sette tra le carte. In questo modo si conserva il sette come punto, senza negarsi la possibilità di poter fare sette e mezzo d’emblée o triplé.
Per finire, ricordiamoci che la matta (il 10 denari) più una figura oppure la matta e un sette sono considerati sette e mezzo d’emblée.
Ed ora cominciate a giocare.
PS: non chiamatemi per partecipare, nun me piace…

di Carlo Fedele