Oggi vi voglio parlare del recinto….uhummm….a qualcuno susciterà ansia ad altri protezione ad altri ancora costrizione….curioso vero?

Ma procediamo con ordine, i recinti, i muri, le staccionate affondano radici lontane, radici narratrici di “saltus”,la natura selvaggia, irta, pericolosa, la natura degli ululati notturni da cui bisognava solo proteggersi, da qui la necessità di addomesticare,di razionalizzare,di controllare….l’ager cultus, l’hortus…l’ordine.E’ simbolico e nello stesso tempo casuale quanto affascinante che questo compito sia stato assolto all’alba del medioevo dai monaci, che compiendo un gesto sacrale assurgono la natura selvaggia, addomesticandola, ad emblema del mondo civilizzato….Quanto ci sarebbe da dire…l’orto monastico, recintato, immagine di un altro recinto: il Paradiso terrestre…di qui il giardino, o orto, immagine di purezza e  assenza del peccato: L’ hortus  Conclusus…Forse adesso se il pensiero corre al recinto è probabile che non susciti ansia, ma pace,protezione, sicurezza, controllo.

Ma, il giardino, recintato, è molto, molto di più: è il luogo dove spesso c’è il nutrimento, c’è la vita, c’è la nostra casa,è uno spazio dove esperiamo la vita, la morte ed ancora la vita…ed allora questo confine cosa sta a proteggere? Custodisce un rapporto orizzontale tra noi e la terra, ma solo per garantirne uno in verticale, quello tra noi e la Vita e il Dio.

Alla prossima

la vostra psico-terra-peuta

bretagna

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Edwige Mormile

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