Open House Napoli, il festival internazionale dell’architettura e del design, torna seppur nel rispetto delle restrizioni imposte per contenere la diffusione del nuovo Coronavirus: sabato 3 e domenica 4 ottobre partirà la seconda edizione, il cui programma viene presentato mercoledì al Museo Archeologico Nazionale a partire dalle ore 16.00.

In calendario ci sono le aperture di nuovi siti architettonici, che generalmente restano chiusi al pubblico. A queste si aggiungono eventi e performance, percorsi di ciclismo urbano, escursioni nella natura e itinerari alla scoperta della creatività urbana. Il pensiero è rivolto anche ai visitatori più piccoli, per i quali, quest’anno, è stata pensata la sezione OHN KidS, ricca di attività didattiche. Mentre per gli adulti si aprono le porte di sedi istituzionali e luoghi sacri, residenze private e factory creative, infrastrutture e spazi riqualificati. Ogni tappa è valorizzata da visite gratuite che mirano a creare uno spazio di aggregazione sul territorio urbano, così da stimolare la conoscenza e la progettualità, partendo dal dialogo e dalla comprensione. D’altronde, gli organizzatori di Open House Napoli sono architetti, comunicatori e sociologi dell’associazione culturale Openness, che vuole far riflettere mettendo in risalto le qualità che caratterizzano una città, spesso ingabbiata in stereotipi che ne limitano le potenzialità espressive. La prima edizione napoletana del festival internazionale dell’architettura e del design ha portato i visitatori sia in cantieri moderni, come quello del Centro Direzionale o quello della stazione di Miano, sia in antiche strutture come il complesso della Santissima Trinità delle Monache, poi divenuto Ospedale Militare, oggi un “gigante dormiente” oggetto di finanziamenti europei per la riqualificazione. Tra le residenze private che si sono potute ammirare lo scorso anno ricordiamo l’archivio Matania, un’associazione culturale che raccoglie il frutto dell’estro creativo di almeno tre generazioni di artisti.

In attesa delle tappe dell’edizione partenopea di OpenHouse, snoccioliamo alcuni dati forniti dagli organizzatori: nel primo anno di attività, l’evento ha mobilitato 500 volontari dislocati in 100 percorsi culturali in 10 municipalità, rendendo possibili circa 16000 visite in luoghi spesso inaccessibili per quanto siano punti focali di una memoria condivisa.