Al teatro Tram è andato in scena lo spettacolo di Massimo Maraviglia prodotto da Cantieristupore: “Strafàust“, “strafatto, stracco, straniato, stramazzato, strabuzzante, stramorto, straniero persino a se stesso, erede degenere dei suoi predecessori, se ne distanzia solo per l’assenza di desideri e orizzonti”. E lo spettacolo è esattamente questo: Strafàust è un’opera originale che ha unito nella sua narrativa l’essenza dell’omonima opera di Goethe e, in piccole parti, anche quella omonima di Marlowe, dal Doctor Faustus di Mann e quella del Maestro e Margherita di Bulgakov. Strafàust, insomma, è l’erede degenere dei Faust che l’hanno preceduto.

“A differenza dei suoi predecessori, però, Strafàust ha già ottenuto e posseduto tutto, nulla più ha da rivendicare o da desiderare. Cosa accade allora quando nessun desiderio, nessun vincolo o necessità supporta una scelta? Inerte e immune rispetto a ogni forma di conflitto, privo d’ogni limite, possessore di una libertà incondizionata dunque ineffettuale. Dovrebbe soltanto morire, ma il tepore umidiccio dell’essere nel mondo e l’assenza di attrito con esso, lo hanno precipitato in una sorta di immoto perpetuo dal quale il pietoso e ridicolo Mefisto – con la sua complice Margherita – proverà a salvarlo, per liberare entrambi dal copione già scritto di cui sono prigionieri.” Spiega la nota di regia.

Così questo erede “degenere” dei Faust che lo hanno preceduto è il perfetto emblema dell’uomo e della società di oggi, dove l’individualismo più sfrenato ha fatto impazzire la bussola, dove non ci sono più parametri o punti di riferimento in un orizzonte piatto in cui è fin troppo facile perdersi, poiché mancano le regole e gli esempi. Non ci sono più le regole. La legge oggi è diventata una modalità per fare quello che si vuole giustificandosi. Non valgono più le regole, parole che erano a fondamento del vivere civile, la libertà illimitata che crediamo di avere toglie il significato ed il valore ad ogni cosa. In una società come questa è facile perdere il desiderio e l’interesse per tutto, così il Faust di Massimo Maraviglia incarna a perfezione, esprimendo con ironia, ed a tratti attraverso un’elegante comicità, questo stato di cose, in cui la civiltà sta velocemente regredendo in uno stato di caos, in cui, chi più, chi meno, può vedersi riflesso in questo personaggio cinico e senza speranza.