Recentemente la Mattel ha dedicato una Barbie al culto dei defunti, ispirata alla celebrazione messicana del Dia de los muertos.

La bambola è abbigliata e truccata a ispirazione della Calavera Catrina messicana, la celebre donna scheletro con abiti da festa tardo ottocenteschi, nata dalla penna del fumettista Jose Guadalupe Posada (1851-1913) e consegnata alla cultura pop da Diego Rivera (1886 – 1957) che la erige a simbolo di corruzione e morte interiore camuffata con lusso sfarzoso. L’olografia dell’eleganza rétro di Catrina e la sua macabra ironia si ritrovano anche nelle “calaveritas de azucar”, dolcetti a forma di teschio con la trascrizione dei nomi dei defunti, immancabili nella liturgia del Dia de los muertos.

La tradizione messicana dei morti, negli ultimi anni, pare andare molto a genio ai “cugini” del Continente nord americano, che avevano, in precedenza (2017), dedicato il film della Pixar / Disney, “Coco”, alla stessa ritualità.

A quanto pare, mentre l’Europa è stata conquistata da Halloween, festa sconosciuta nei paesi non anglofoni fino a pochi lustri fa, gli States rendono omaggio alla tradizione messicana, attraverso le corporation più popolari del monto infantile: Disney e Mattel. La cosa appare bizzarra sotto diversi aspetti. Il primo è squisitamente politico, se si pensa che, mai come sotto il governo Trump, è stata messa in atto una politica estera restrittiva e protezionistica di cui il confinante Messico è il primo bersaglio.

Un interessante aspetto di natura antropologica emerge, invece, confrontando le ricorrenza di Halloween e quella del del Dia de los muertos. Di origine celtica la prima e di matrice ispanica e cattolica la seconda, solo a uno sguardo superficiale le due celebrazioni possono apparire simili.

Seppure lo scopo di entrambe sia quello di esorcizzare la morte, i metodi di allontanamento dalla triste signora appaiono ben diversi. Con Halloween si celebra, al netto di valenze sataniche insinuatesi nel tempo ma estranee alla cultura celtica originaria, un mondo esoterico di spiriti e/o demoni, separato dalla dimensione umana per il resto dell’anno.

Le maschere orrifiche che hanno fatto da corredo alla festa sono più che altro una invenzione pop, che ammicca al trash e allo splatter, in una dimensione giovanilistica dell’esistenza che ridicolizza più che temere la morte.

Una connotazione completamente diversa è quella del Dia de los muertos. In questa atmosfera, molto prossima alla sensibilità italiana, soprattutto meridionale, si celebrano le memorie familiari e il culto degli antenati. Non sono trapassati sconosciuti quelli che tornano sulla terra come spettri e fantasmi, sono proprio i nostri amati defunti che vengono a consolare le nostre lacrime, gettando un ponte tra vita e morte, in quella contiguità perenne tra i due estremi, profondamente avvertita dalla cultura greca e latina.

Il salto di qualità è notevole, da un lato la morte come horror da effetto speciale, dall’altro un rito che consola e che insegna a concepire la morte come separazione apparente.

Sarà questo probabilmente ad attirare gli statunitensi, l’idea che l’amore sopravviva alla morte e resti inalterato e prossimo in modo che ogni famiglia si sente un composta dai vivi e dai trapassati, come nelle rappresentazioni dell’albero genealogico.

Festeggiare il Dia de Muertos forse sarà meno divertente che suonare porte con la solita formula “dolcetto o scherzetto” ma sicuramente i dolci (e qui da noi il torrone di cioccolato) non mancheranno.