Il convegno su Gennaro Abbatemaggio detto O’CUCCHIERELLO, e le interviste al Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, all’avvocato Siniscalchi ed alla dott. Anna Sicolo

Gennaro Abbatemaggio detto “o’cucchierello”, il primo pentito  del primo maxiprocesso alla camorra – il processo Cuocolo –  ed informatore sull’affare Montesi, è stato il soggetto del convegno tenutosi il 20 aprile nel complesso monumentale di San Domenico Maggiore.

Dall’enorme archivio dell’Ex Ospedale Psichiatrico Leonardo Bianchi, l’associazione S/Carte studia e cura quotidianamente le cartelle cliniche dei ex pazienti,  ed ultimamente sono emerse quelle di personaggi noti e meno noti la cui lettura può aiutare a far luce e a dare una diversa prospettiva ad alcuni dei momenti più oscuri della storia del nostro paese.

La cartella di Gennaro Abbatemaggio è una di queste.

 

Il convegno fa parte di una serie di eventi mirati a dare una prospettiva diversa all’idea di ‘manicomio’: non più “la società che rinchiude ed esclude i suoi matti”, ma sono i ‘pazzi’ stessi che con le loro storie aprono le porte ad una nuova e sorprendente interpretazione della realtà e della società, un’interpretazione diversa da coloro che hanno scritto la storia.

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Il convegno  che ha visto partecipi: Ernesto Esposito, direttore generale dell’ASL Napoli 1 centro; Anna Sicolo, dirigente della P.A.S. A.S.L. Napoli 1 centro; Giovandomenico Lepore, già procuratore della Repubblica; Franco Roberti. procuratore nazionale antimafia; Vincenzo M. Siniscalchi, avvocato pubbicista; Isaia Sales, docente di storia delle mafie; Michela Sessa, direttore archivio di stato di Avellino; Francesco Rizzo, colonnello cc; Milly Coppola, psichiatra dell’ASL Napoli 1 centro (figlia del medico che ebbe in cura Abbatemaggio); Daniela De Crescenzo, giornalista  de Il Mattino; Luigi Carbone, giornalista Rai nel ruolo di moderatore, è stato anche un’opportunità per discutere del fenomeno del pentitismo, il suo contributo alla lotta contro la criminalità organizzata, il rapporto dei pentiti con gli inquirenti e la loro attendibilità.

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Abbatemaggio nasce a Napoli nel 1894, ed è il primo pentito del primo processo contro la camorra, il processo Cuocolo, che diventa il primo evento mediatico del XX secolo; cavalcando l’onda della popolarità di questo processo, Abbatemaggio diventa manager di se stesso, è consulente della camorra’ facendo leva sull’aspetto sensazionalistico che, nell’Italia post-unitaria, accompagna le storie processuali.  I ricoveri nell’ospedale psichiatrico Bianchi, però avvengono a ridosso dell’affare Montesi,  nel 1956 e 57, in questo processo questi autoproclamò informatore diretto, ma occulto, creandosi così una nuova opportunità per ritornare agli onori della cronaca.  Dalla sua cartella clinica è emerso che i due ricoveri, a breve distanza l’uno dall’altro,  e le relative diagnosi di pazzia furono sollecitati dallo stesso Abbatemaggio, che nel primo ricovero aveva paura di ritorsioni in seguito alle rivelazioni fatte sul caso Montesi, tuttavia nel secondo, datato 18 agosto 1957, il paziente dichiara che sta provando: “un momento di sconforto causato sia dalla sua situazione economica precaria…si dal fatto che dopo il suo ultimo intervento nel processo Montesi, non vi è stata più pubblicità sul suo conto e si è sentito come abbandonato ed inutile al mondo per cui voleva suicidarsi.”

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Il referto clinico su Abbatemaggio del Dott. Carlo Felice Coppola, contenuto nella cartella clinica emersa dall’archivio del Bianchi, non solo è stato stilato con grande attenzione alla personalità del paziente, ma è anche un prezioso documento che rivela sia il contesto storico in cui il soggetto si muove, che la grande professionalità e senso di umanità dei dottori che gestivano il complesso psichiatrico Leonardo Bianchi.

Se il manicomio nasce come strumento di reclusione e repressione di persone, che con i loro comportamenti non rientrano o deviano dalle norme sociali, e vengono esclusi dalla società, che definisce e ridefinisce il concetto di pazzia a seconda del clima storico e politico; allora i documenti che emergono dall’archivio del Bianchi sono un prezioso termometro di questi cambiamenti.  Personaggi come Renato Caccioppoli, genio matematico e antifascista; Emilio Caporali, anarchico; e gli artisti, i malavitosi, le femministe, e tutte quelle persone che per la loro prospettiva ed il loro comportamento sono visti come una minaccia dal sistema, vengono quindi da esso esclusi.

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L’importanza fondamentale di questa interessantissima conferenza è stato sia di modificare la nostra prospettiva sul concetto di pazzia, sia di far conoscere il patrimonio incommensurabile di informazioni contenuti dall’archivio dell’ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, che, come osservare una scena dal buco della serratura, fornisce uno spaccato alternativo della storia italiana degli ultimi 150 anni.

Scritto da Simona Caruso, collaborazione di Paola Aucelli, interviste di Raffaele Cofano

Foto Anima & Foto