Conduceva una vita ben al di sopra delle proprie possibilità, l’appuntato Giuseppe Montella, il 37enne capo della banda di carabinieri arresti a Piacenza per reati che vanno dallo spaccio all’estorsione. Titolare di ben 23 conti correnti, viveva in una villa da 270mila euro con piscina fuori Piacenza, Montella, che negli anni ha cambiato undici auto, di cui quattro Bmw, una Porsche Cayenne, due Mercedes e 16 moto, vantandosi sui social.  Uno stile di vita in contrasto con quello di un semplice appuntato, che guadagnava poco più di 30mila euro lordi all’anno.

L’ex carabiniere viene ora descritto in Procura come un “criminale pericolosissimo” che “è stato in grado per anni di mascherarsi da servitore dello Stato per perseguire esclusivamente i suoi scopi illeciti”. Si parla di traffici di droga, con “calabresi coi pezzi grossi”, ma anche di pestaggi ai presunti pusher stranieri e poi l’estorsione a due commercianti d’auto del trevigiano: 50 i capi d’imputazione che lo hanno condotto in carcere.

Ora però a difenderlo oggi è la famiglia. “Mio figlio mi ha detto che gli amici avevano vinto al Superenalotto. E’ stato tutto ingigantito”, spiega la madre a La Stampa. “E’ un bravo ragazzo preso di mira, si stava anche laureando in giurisprudenza. Tirano fuori Gomorra perché veniamo da Napoli”, ha dichiarato la madre.

Dall’esame dei conti correnti intestati al carabiniere, originario di Pomigliano d’Arco, nel napoletano, i magistrati potrebbero far luce sui sospetti guadagni della banda che trafficava soprattutto hashish. In alcune intercettazioni, però, si parla di cocaina. Ai domiciliari è finita anche Maria Luisa Cattaneo, la compagna di Montella, accusata di spaccio e di aver collaborato col militare anche nelle fasi di approvvigionamento della droga. La donna, intercettata, parla di soldi e di droga. E proprio con lei e il figlio di 11 anni, Montella si vantava del pestaggio ad un pusher di colore: “Amore, però lo abbiamo massacrato” diceva.