Il Rito del caffè espresso italiano tradizionale e, in subordine, la Cultura del caffè napoletano candidati a patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

 Ah che bell’ ‘o cafè  
 pure in carcere ‘o sanno fâ 
 co’ â ricetta ch’a Ciccirinella 
 compagno di cella 
 ci ha dato a mammà  

Così cantava Fabrizio De André, che napoletano non era ma che scrisse in vernacolo la famosa Ah, che bell’ ‘o cafè.

Sicuramente sulla scia del profumo di un ottimo caffè, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha presentato “le candidature a patrimonio culturale immateriale dell’umanità del Rito del caffè espresso italiano tradizionale, che è anche vera e propria arte, e in subordine quella della Cultura del caffè napoletano, realtà tra rito e socialità”, come si legge dal sito stesso del ministero.

Ora dovremo aspettare il 31 marzo p.v. per conoscere la decisione dell’Unesco, che sarà chiamata a pronunciarsi sulla proposta di candidatura.

Chi può dimenticare Pino Daniele e la sua celebre ’Na tazzulella ‘e cafè. In teatro, invece, Eduardo di Questi fantasmi fa spiegare a Pasquale Lojacono, con dovizia di particolari, il rito del caffè:

«Sul becco io ci metto questo “coppitello” di carta [in modo che] il fumo denso del primo caffè che scorre, che è poi il più carico, non si disperde. Come pure …prima di colare l’acqua, che bisogna farla bollire per tre, quattro minuti, per lo meno, …nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata, …in modo che, nel momento della colata, l’acqua in pieno calore già si aromatizza per conto suo.»

E poi si aggiunge Erri De Luca: “A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco.”

Mentre, ancora in musica, il caffè è protagonista di A tazza ‘e cafè, un successo interpretato da vari cantanti, tra cui Roberto Murolo (video sotto).

Ma questo è per ricordare solo un numero irrisorio di citazioni col caffè come tema, e ne esistono sia in ambito napoletano che italiano.

Per i napoletani, però, il caffè è un universo a sé. Il segreto del suo successo, fatto in casa o al bar, sta nell’acqua o nella macinatura o nella mano di chi lo fa? Chissà! Sicuro è che il caffè, per chi vive a Napoli, è un appuntamento fisso, un pretesto per un incontro, un modo per stare insieme…

Ed è anche simbolo di solidarietà! Con il caffè sospeso, alcuni clienti dei bar pagano in anticipo un caffè per chi non può permettersi nemmeno un euro per una tazzina.

Insomma, come diceva il compianto Luciano De Crescenzo: “Ma vi siete chiesti cos’è il caffè? Il caffè è una scusa. Una scusa per dire a un amico che gli vuoi bene”.

Foto di copertina di Carmine Schiavo