“Quando sarò grande voglio essere Atticus Finch”, il protagonista del film ‘Il Buio oltre la Siepe’ (To Kill a Mockingbird) tratto dall’omonimo libro di Harper Lee, questa è la dichiarazione di un avvocato di colore nel profondo sud degli Stati Uniti, nel documentario dedicato al film.  Anche io a volte, ancora oggi, penso la stessa cosa, quando sarò grande voglio essere Atticus Finch. Ma chi è Atticus Finch?  interpretato magnificamente da Gregory Peck, è la quintessenza dell’uomo d’onore, ma non come li intendiamo noi; è la persona che pur vivendo secondo i suoi ideali, sa comprendere gli altri, sa “mettersi nei loro panni, ed andarci a spasso per un po’“, senza preconcetti, senza pregiudizi, senza giudicare. Gregory Peck calandosi perfettamente nella personalità di quest’uomo del profondo sud, ci fa vedere e sentire cosa Atticus pensi e provi nell’arco della tormentata vicenda narrata nel film. Harper Lee si è ispirata alla figura di suo padre nel creare questo personaggio, il libro basato su una storia vera, presenta altri personaggi provenienti dal mondo in cui lei era cresciuta.

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Ambientato nella tranquilla cittadina di Maycomb, le vicende della vita di  Tom Robinson, un giovane di colore che è stato accusato dall’agricoltore Bob Ewell , noto come un ubriacone e un violento, di aver violentato la figlia, si intrecciano con quelle di Atticus Finch che dovrà difendere Tom.

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La scelta del film ‘Il Buio oltre la Siepe’ è voluta per la sua attualità in questo particolare momento storico, perché paradossalmente può servire a ricordarci i pericoli della discriminazione, e quanto essi siano i frutti dell’ignoranza. In tempi in cui c’è un gran parlare di differenze, tra noi e loro, tra gli eterosessuali e quelli che non lo sono, tra i cristiani e quelli che non lo sono, paradossalmente una storia degli anni ’30 scritta negli anni ’50, trasformata in film nei primi anni ’60, in un’America ancora divisa dalla segregazione, ci colpisce come una ventata di aria fresca; e sta li ferma come una roccia in una tempesta a ricordarci che non si può dare retta a stereotipi e generalizzazioni, che non esistono, religioni buone e religioni malvagie, o che il diverso da noi non può e non deve farci paura. Esistono solo individui e, la nostra opinione, la nostra conoscenza può avvenire solo se ci caliamo nei panni degli altri e cerchiamo di vedere le cose dal loro punto di vista, dalla loro prospettiva, può sembrare scontato, ma evidentemente non lo è, basti ascoltare i discorsi delle persone per strada e persino in televisione.

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In questo caso non c’e bisogno di parlare della trama, dei meriti o demeriti del libro o del film, della sceneggiatura o della fotografia, perché tutto è stato già detto e scritto nel corso degli ultimi 50 anni.  Forse solo una cosa vale ricordare: leggete il libro o rileggetelo se lo avete già fatto, guardatevi il film o riguardatelo, perché entrambi lanciano, con la forza prorompente della pietra scagliata da Davide contro Golia, lo stesso messaggio eterno ed immutabile:  ciò che ci accomuna come esseri umani è più importante e più forte delle differenze.

Simona Caruso