“La Bellezza salverà Napoli“: interviste a napoletani, per nascita o per scelta, che producono Bellezza

La Bellezza passa anche attraverso la Scienza… Con nostro grande orgoglio, la professoressa Mariafelicia De Laurentis, napoletana, fa parte del team grazie al quale abbiamo avuto la prima foto di un buco nero! Dal 10 Aprile 2019 questa immagine ha fatto il giro del mondo ed è opera degli scienziati del progetto internazionale di studio EHT – Event Horizon Telescope, cui partecipano anche ricercatori dell’INFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell’INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica.

Il 9 maggio scorso, la National Science Foundation ha annunciato alla collaborazione l’attribuzione del Diamond Achievement Award.

La De Laurentis è docente di Astrofisica e Astronomia al Dipartimento di Fisica dell’Università di Napoli Federico II e ricercatrice associata presso la sede cittadina dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e insieme ai colleghi da 4 anni studia il fenomeno dei buchi neri.

Una donna che coniuga intelligenza, bellezza e sensibilità: cervello in fuga prima, di ritorno a Napoli da poco, con legittima grande soddisfazione e con passione contagiosa ci parla della storica foto.

«Innanzitutto complimenti, professoressa! Cerchi di spiegarci, come farebbe a una scolaresca delle elementari, cos’è un buco nero e qual è la portata di questa fotografia.»

«Un buco nero è una regione dello spaziotempo in cui il campo gravitazionale è così forte che qualsiasi cosa giunga nelle vicinanze viene attratta e catturata senza possibilità di sfuggire all’esterno. La superficie limite che contiene la regione di non ritorno è chiamata “orizzonte degli eventi”.

In teoria si può paragonare un buco nero a un corpo celeste, caratterizzato da una grande massa, che si contrae, aumenta la sua densità e crolla sotto il proprio peso concentrando la propria massa in un unico punto detto, appunto, buco nero. La presenza di questi oggetti influenza l’ambiente che li circonda in modo estremo, distorcendo lo spaziotempo e surriscaldando qualsiasi materiale intorno.

Se immerso in una regione luminosa, come un disco di gas incandescente, ci aspettiamo che un buco nero crei una regione scura simile a un’ombra, un effetto previsto dalla teoria della relatività generale di Einstein, che non avevamo mai potuto osservare direttamente prima.

La portata della “fotografia” è che per la prima volta abbiamo avuto la prima prova visiva diretta di un buco nero e della sua ombra. Si tratta dell’immagine dell’orizzonte degli eventi del buco nero supermassiccio, con una massa equivalente a 6,5 miliardi di masse solari, che si trova a 55 milioni di anni luce dalla Terra, al centro della galassia Messier 87. In particolare, nell’immagine vediamo un anello incandescente che circonda una regione oscura. La parte luminosa dell’immagine è del plasma (gas ionizzato) che, possiamo concludere, sta ruotando: infatti, si vede nettamente che metà dell’anello è più luminosa dell’altra metà. Questo perché, mentre ruota, il gas ha delle parti che si muovono verso di noi, mentre altre si allontanano. Le prime, le vediamo emettere una luce più intensa, mentre le altre, una luce più fioca.

Al centro dell’immagine si vede un disco oscuro, ed eccolo lì: quello è il buco nero. È la regione che, non emettendo luce, è riconoscibile come il buco nero. Da quello che abbiamo osservato, inoltre, questo buco nero è perfettamente compatibile con la teoria di Einstein, teoria che conosciamo meglio, la più semplice e la più naturale, ma non escludiamo l’ipotesi che con misure future e una modellizzazione teorica più dettagliata, potremmo fornire ulteriori verifiche di alternative alla relatività di Einstein.»

«Riesce a trasmetterci a parole l’entità della gioia del vostro team? A cosa la paragonerebbe…»

«Non è facile descrivere l’emozione che si è provata… io personalmente mi sono commossa quando il PI (principal investigator) Sheperd Doeleman della Harvard University ci ha mostrato per la prima volta l’immagine, io e i miei colleghi ci siamo guardati negli occhi senza dirci una parola… solo un gran sorriso di gioia e soddisfazione: si stava andando nella direzione giusta!!!

Per la prima volta abbiamo visto un buco nero: ciò che fino a quel giorno ci era apparso solo attraverso equazioni e simulazioni, adesso era lì, di fronte a noi in tutto il suo splendore! Credo sia stata per me una delle emozioni più belle della mia vita, e anche per i colleghi. È il frutto del nostro lavoro, fatto di sinergia, cooperazione e collaborazione e di tanto sacrificio.

A cosa la paragonerei? Alla nascita di un figlio, ad un concepimento. Le idee sono parte di noi, crescono dentro di noi e vengono poi concretizzate attraverso il lavoro di mesi, a volte di anni di ricerca…»

«Com’è composto questo gruppo di lavoro? Quanti uomini e quante donne e di quali nazionalità?»

«L’intero team è composto da 200 scienziati provenienti da diverse parti del mondo (Africa, Asia, Europa, Nord e Sud America). Ahimè, le donne sono solo circa 20.

Collaborazione, comunicazione, relazione, fiducia e motivazione: sono questi i cardini su cui si è basato l’Event Horizon Telescope e che ci hanno permesso di fare un buon lavoro di squadra. È quest’ultimo, a mio parere, a essere importante, perché facilita una distribuzione equa delle mansioni, garantendo che ognuno svolga i propri compiti con la migliore efficienza possibile e rispettando le scadenze. Sono sempre più convinta che una squadra diventi grande quando i propri componenti smettono di pensare all’IO e iniziano a pensare al NOI

«Il professor Zichichi, intervenendo alla trasmissione di Rai Radio Uno “Un giorno da pecora”, nel commentare la foto si è espresso in modo molto critico. Tra le altre cose ha affermato: “Non dico che non sono entusiasta ma quel che facciamo in laboratorio è di gran lunga più importante.” Cosa gli risponderebbe, professoressa?»

«La fisica è l’osservazione dei fenomeni naturali. Se non si fosse osservato il cielo, staremmo ancora pensando a un sistema geocentrico e non avremmo imparato nulla dell’Universo in cui viviamo, e che il buco nero fosse proprio così, non avremmo potuto saperlo fino a quando non lo avessimo osservato: i modelli devono sempre essere validati dalle osservazioni sperimentali, se no restano modelli.

Zichichi invece vive nel sistema egocentrico: nega la fisica stessa! Per concludere, la fisica è basata su modelli teorici che possono essere testati o tramite esperimenti (come si fa nei laboratori) o tramite osservazioni (come si fa in astrofisica e in cosmologia). Come potremmo riprodurre un buco nero di milioni di masse solari in laboratorio? In questo caso i modelli teorici possono essere testati solo tramite le osservazioni.»

«Gli studi a Napoli, molti anni di lavoro all’estero e ora di nuovo qui: qual è, nella sua esperienza, la differenza fondamentale nella qualità e nella metodologia del lavoro tra l’estero e l’Italia?»

«Ho notato poco spirito di collaborazione: c’è prima l’interesse personale e poi quello del gruppo. Abituata invece a che l’interesse del singolo sia subordinato a quello del team, ho trovato difficoltà ad integrarmi.»

«Dopo questa vasta eco, lei forse diventerà anche un po’ un simbolo per tante ragazze che devono scegliere il percorso universitario. Cosa si sente di dire loro?»

Foto di Francesca Errichiello

«Di perseguire sempre i loro sogni e di non lasciarsi mai condizionare da nessuno. Bisogna sentire il proprio cuore, per diventare ciò che si desidera. Dico alle donne, ma in generale a tutti, abbiate fame di curiosità, di conoscenza, ma anche tanta tenacia, per potervi riscattare nella vita quando qualcuno, talvolta, vi ha mortificato, annientandovi totalmente… E oltre alla curiosità c’è bisogno anche di un pizzico di audacia, fondamentale per seguire le proprie passioni… E poi, saper trarre beneficio dalle sconfitte, perché solo così si può realmente imparare!»

«Anche per lei la domanda con cui concludo sempre queste interviste: a suo parere, qual è la cosa che più manca a Napoli per vivere meglio o bene?»

«Napoli è una città meravigliosa, con un’anima particolare che trasmette passione, ansia, fantasia e umanità. Io ne sono innamorata. Napoli è profondamente diversa da qualsiasi altra città, e per certi versi è bella così, anche con tutte le sue problematiche…

Vorrei però più rispetto per la vita, e che la malavita organizzata scomparisse per far posto alla vita, al lavoro, alla dignità. Migliorerei i mezzi pubblici, la pulizia della città e vorrei che la gente comprendesse che il bene pubblico è anche il nostro stesso bene

Grazie per la sua enorme disponibilità di tempo e per la chiarezza con cui si è espressa!

In bocca a lupo per il prossimo 31 Maggio, quando sarà relatrice del seminario “La prima immagine del buco nero”, in occasione dell’evento conclusivo del Piano Lauree Scientifiche – Fisica, organizzato dal Dipartimento di Fisica “E. Pancini” della Scuola Politecnica e delle Scienze di Base (a.a. 2018-19), nonché della premiazione degli studenti che hanno partecipato alla fase regionale delle Olimpiadi della Fisica. Questo evento avrà luogo a Napoli, presso l’aula Ciliberto del Complesso di Monte S. Angelo.

…chissà che non la intervisterò di nuovo per l’assegnazione del Nobel!

Luciana Pennino